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sabato 1 febbraio 2014

Primo giorno a Nanjing

Alle 12 apro gli occhi e mi sento rinato. 6 ore di sonno non saran molte ma per me han significato tanto data la faticosa giornata di 21 ore appena trascorsa.
Partiamo dalla descrizione dell'hotel.
È un 4 stelle. Stelle cinesi.
Costruito nel '36 da un architetto famoso, si presenta da fuori come una classica edificazione in stile realismo sovietico. Rettangolare, 4 piani, grigio, finestre uguali, una grande scritta al neon rossa sopra il tetto piatto.
Un portone girevole con a fianco i classici leone & leonessa a vigilare.
In fronte a questo un giardino ovoidale decorato a festa. Alle spalle del palazzo un altro giardino, molto ben curato e con una specie di portale in legno, conduce alle basse costruzioni adiacenti che ospitano un ristorante e l'International Club (chiuso fino al 28).
Nell'ingresso in marmo bianco lucodo una reception dove parlano inglese, un bar con vino e whisky e un costoso shop dove poter acquistare una Mont Blanc nel caso in cui la propria si riveli guasta proprio mentre si sta firmando un assegno importante. Sparsi per la struttura anche una palestra, una spa e una sala ricreativa con biliardo e scacchi.
Sono al secondo piano, stanza 2268.
I corridoi sono in lucido marmo grigio e foderati in moquette beige.
La stanza è grande, almeno 20mq, e ospita 2 letti spaziosi, poltrocine, tv al plasma e altro classico mobilio da hotel.
Il bagno ha un lungo ripiano con lavandino tutto in pietra, wc e vasca con doccia.
È tutto molto pulito ma consunto dal tempo. I mobili mostrano il vero colore del legno chiaro sotto la vernice mogani a causa del lungo utilizzo. La vasca e la tenda da doccia rivelano che entrambe fungono la loro funzione da diverso tempo. Gli infissi in alluminio riportano a tempi in cui erano considerati funzionali. La moquette presenta diverse macchie di dubbia origine e così la carta da parati.
Ma ripeto, è tutto pulito e il letto è bianco candido e davvero confortevole. I letti, anzi.
In generale questo hotel invecchia abbastanza bene e non nasconde le rughe. Pare quasi sentire i passi del politburo, negli anni 70, che cammina avanti e indietro per i corridoi fumando una sigaretta dietro l'altra prendendo decisioni cruciali.
Esco per le 12.30, niente doccia, alla ricerca nervosa di un caffè. La colazione non è compresa e pare chiedano 100 yuan per un 'western breakfast'.
La temperatura è dolce e il sole non si vede. Fan 20°C e una foschia tenue vela il cielo. Il sole è alto ma appare distante e sbiadito come una lampadina di uno specchio del bagno fra i vapori di una doccia calda appena fatta.
Esco senza giacca, il maglione di lana già basta a farmi sudare un poco.
I viali e le strade son larghi e anonimi come tutti quelli percorsi finora. Il traffico però è meno intenso e i guidatori più educati. File di alberi stemperano la sensazione di suburbano.
Passo sotto decine di hotel giganteschi, quasi grattacieli.
A distanza leggo un'insegna: caffè bene. Mi ci fiondo.
Per entrare nella caffetteria si debbono prendere delle scale. Alla base di queste un tipo forse americano vistosamente ubriaco sta bdvendo una dietro l'altra una confezione da 6 di bud light (alias piscio) e mi guarda in cagnesco.
Entro e i 3 commessi son quasi stupiti di vedere entrare qualcuno. È pur sempre il primo dell'anno.
Provo ad ordinare un espresso doppio e mi arriva un tazzone da litro di caffè all'Americana bollente. Linfa vitale. Ne scolo metà e riprendo il cammino.
Sono diretto, data l'inaspettata temperatura, verso uno dei tanti rinomati parchi cittadini. Inoltre nel tragitto dovresi passar di fronte al museo sul Madsacro di Nanchino. Sono in questa città in prarica solo per quello.
Ora, so che in Europa praticamente nessuno ne è a conoscenza, ma qui avvenne uno dei più grandi ed efferati crimini di guerra della storia moderna.
I giapponesi sigillarono la città e sterminarono la popolazione in modo talmente brutale da dover quasi riconsiderare il ruolo morale/storico di quanto fatto dai nazisti.
In particolare della vicenda si ricorda il terribile, indescrivibile, selvaggio trattamento riservato alle donne. Più di 20000 donne dagli 11 ai 70 anni vennero costrette a fungere da donne di conforto per i soldato occupanti. Ovvero letteralmente stuprate per settimane fino alla morte. Tuttora il sentimento antigiapponese è fortissimo in tutta la Cina. Quando dissi a Lisa che sarei venuto qui per visitare il museo e, in un qualche modo, per non dimenticare e onorare le vettime, quasi si commosse.
Mi dirigo quindi nella direzione stabilita. Passo sotto grattacieli che si perdono alti fra la foschia. Uno in particolare, altissimo e stranamente sottile, mi pare uscito da un film di fantascienza.
Finisco per caso in un'affollata via pedonale gremita di persone e banchi che vendoni cibo, giochi e decorazioni rosse.
Un ambulante, con grande maestria, di fonte a miei occhi compone con zucchero sciolto un arzigogolato dragone commestibile.
Arrivo in zona museo ma non ne scrgo traccia. Continuo a camminare e decido di seguire una fiumana di gente che sembra sapere dove va.
Uno spettacolare templio a più padiglioni risale una collina fino ad appoggiarsi alle antiche mura cittadine. Tetti grigi, elaborate decorazioni, un'alta e bella pagoda sulla cima. Il colore predominante è il giallo. Faccio la coda fra centinaia di persone. Mi mettono in mano 3 bastoncini d'incenso.
Sui vari livelli che portano alla cima sono presenti sale di preghiera con Buddha dorati. Sul punto più alto un grande templio dove una trentina di giovani bonzi salmodiano una nenia. Vicino ad un bruciatore offro il mio incenso. Un po d'aiuto per me. E non solo per me.
Un ponticello conduce alle mura. I cinesi sanno come farle. Larghe 20 metri alla base con un camminamento alla cima di al meno 15 percorrono l'intero periplo della città. Cioè chilometri. Penso a quelle della mia città e mi vien da sorridere.
Subito oltre, in direzione opposta a quella del tempio appena visitato, si vede un parco enorme occupato in buona parte da un lago dove barche e pedalò avanzano lentamente.
5 isole collegate da ponticelli tagliano lo  specchio d'acqua a metà. Una buona parte della città ha scelto di passare questa giornata di festa lì, si direbve da qui sopra.
Percorro un paio di km delle mura fino ad una collina vicino sulla quale avevo scorto una pagoda. A Nanchino, ovviamente, incrocio moltissime persone. È rilassante, per una volta, passare quasi inosservato. Non che veda molti altri occidentali oltre me, solo la gente pare farci meno caso. O sono più educati, non so. Qui quest'anno ci saranno le olimpiadi giovanili e so che, come gia successo anche a Pechino, il foverno cerca di 'educare' la popolazione allo straniero in vista di grandi eventi.
Inoltre non vedo gente sputare. Finora l'espettorazione è stata diffusa e comune come stare al telefono camminando. E mi ero volentieri adattato all'uso comune dato il mio costante raffreddamento.
Vista la pagoda, in realtà un parchetto con un paio di resti antichi, scendo al parco.
Prendo da un ambulante 3 spedini di melanzane, seppia e tofu. Do qualche morso e getto tutto.
Mentre a Xi'an il cibo di strada invitava per l'aroma qui....beh...
Mi accorgo, e questo riguarda tutti i posti in cui fanno da mangiare all'aperto in tutta la città, che l'olio che usano puzza terribilmente. Un odore che, dovendo scegliere un termine, definirei 'fognario'.
Dolciastro e penetrante mi da la nausea a metri di distanza. Eppure pare io sia l'unico a farci caso. Niente street food qui per me, grazie.
Prendo invece dei dumplings croccanti (alla piastra, non fritti) e una noce di cocco con cannuccia per berne la deliziosa acqua.
Vago a lungo per il parco. Il cocco e la temperatura rendono il tutto piacevole e.normale.
Visito tutte e  5 le isolette. Sull'ultima un signore canta in un microfono accompagnandosi con un microfono. Intorno applaudono e gli metto o degli yuan in un cestello a terra.
Mi allontano di poco ma devo correre indietro. Sta intonando 'Bella ciao', o qualcos'altro su quell'aria, in cinese!
È presto e decido di andare in centro alla ricerca del tempio di Confucio.
Prendo la metro, economicissima e pulita maniacalmente. Lungo i tunnel, guardando dal finestrino, si vedono lunghe file di carelloni che, presa velocità, si trasformano in spot pubblicitari animati, dei mini-filmati, che durano il tragitto da una stazione all'altra.
Seguo il gps e finisco in un dedalo di vie strabordanti di negozi, banchi e gente.
Noto l'ingresso di un tempio è entro. In realtà è una dimora storica. Divisa su moti cortili ospita giardini con cascate, pagode, giochi d'acqua, rocce ornamentali. È meraviglioso. In più ho la fortuna di girarvi proprio mentre scende la luce e accendono le luminarie.
Tutto prende colore. I tetti son percorsi da file di lucine, le piante illuminate, i cespugli intrcciate con lucette lampeggianti, le cascatine cambiano colore grazie a fari sotto il pelo dell'acqua. Che posto stupendo.
Mi addentro per il quartiere senpre col gps acceso e avanzare diventa sempre più complesso. Una piazza è gremita di persone che prendono d'assalto i banchu che vendono solo lanterne in carta. A forma di cavalli.e altri animali ma soprattutto di fiore di loto. Ora è buio, molte sono accese, è un bell'impatto.
Arrivo alla fine al mio obiettivo. Ma ci vuole parecchio perché me ne renda conto.
Una piazza affollata fino a scoppiare dà su un canale dove è possibile affittare, affrontando code lunghissime, delle barchette decorate con migliaia di lucine. Sullo sfondo un muro antico con due draghi al neon di 30 metri.
Sull'altro lato della piazza una cosa che non capusco bene. Due giganti figure di carta tridimensionali e multicolori riproducenti due bambine a cavallo incorniciano un antico portale. Subìto dietro persone in maschera con testoni di gommapiuma si muovono impacciate al ritmo di musica dance a tutto volume. Un uomo urla in un microfono. Alle spalle c'è una costruzione antica ma pare l'ingresso di una giostra per bambini. È il tempio che cercavo. Mi chiedo cosa ne penserebbe Confucio.
C'è troppa ressa e sarei un po un imbarazzo ad entrare. Inoltre non so se voglio spendere per sta cosa. Vedremo domani.
Tornando in hotel prendo shampoo, bagno schiuma, latte, biscotti, crackers e acqua. La spesa del villeggiante.

5 commenti:

  1. Ciao Marco, ma la spesa del villeggiante non comprende anche il dado? :)

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  2. ... non pensavo ti mettessi a fare il maiale ... o, perlomeno, potevi farlo con una donna ... non nel senso di sputarle addosso ....

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  3. PS: ovviamente NON intendevo mancare di rispetto alle donne ... era una ... licenza di testo ....

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  4. Marco il lama (buddhista peruviano) XD

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