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venerdì 31 gennaio 2014

In viaggio verso Nanjing (una notte appena iniziata e giá da dimenticare)

Arrivano le 21, mi metto in coda per salire sul treno. Son curioso in quanto è il treno superveloce di classe D che mi farà coprire in 8 ore l'equivalente di tutti i km percorsi finora.
Sogno una branda comoda su cui buttarmi e chiudere subito gli occhi.
Mentre mi dirigo al vagone noto che il treno è proprio nuovo e stiloso, ogni scomparto cuccette ne ha solo 4.
Entro e mi accorgo che solo quelle sotto hanno lenzuola e che in quelle sopra hanno solo un materassino piuttosto lercio.
Entro mel mio scomparto e mi trovo di fronte all'amara realtà. Non sono posti per dormire ma a sedere.
Ogni scomparto a 4 cuccette è destinato a ospitare 6 persone. L'unica cosa positiva è che su 6 posti disponibili solo 5 sono occupati. Ci sediamo sulla branda di sotto e non ho nessuno giuto a fianco.
Immaginare di arrivare a destinazione beh...è sconfortante. Ad aggiungere un qualcosa all'atmosfera già per me allegra, da uno scompartimento vicino qualcuno inizia a suonare una malinconica melodia all'armonica. C'è un che di carcerario/penale nel dover stare sveglio una notte intera dopo una giornata come quella appena trascorsa.
Ho un motivo in più per stare in stanza domani e buttar via soldi col servizio in camera.
Il treno parte e dopo pochi istanti è già velocissimo. Si tappano le orecchie.
A piena velocità le cose scorrono così veloci che non si distinguono neppure. Pare superi di parecchio i 300 km/h.
Addento uno Snickers, guardo fuori dal finestino. Mi chiedo che si farà quando ovviamente crolleremo tutti dal sonno.

Passare il tempo a Xi'an

Il mio treno partirà stasera alle 21 dalla stazione nord della città. Il check-out è previsto per le 12. Debbo stare in stanza il più possibile.
Mi sveglio alle 8.30 e rimango sotto le coperte fino alle 9. Debbo approfittare di un posto dove sedere finché ce l'ho.
Faccio colazione. Mi lavo. Disfo completamente lo zaino e lo rifaccio. Comprimo le cose sporche in fondo e le divido dal resto con una borsa di plastica distesa sopra.
Gioco sul telefono, rileggo per un'ulteriore volta la guida alla sezione Nanchino.
Sono le 11 e mi decido ad uscire. Lascio in reception lo zaino e restituisco la tessera magnetica della camera.
Mi incammino lungo le solite vie. Sono un po deluso da questa città che ha sventatamente cancellato le tracce del suo glorioso passato per far spazio a questo grigio capitalismo di cemento.
Negozi chiusi, pochissimi a piedi. Più auto rispetto a ieri sera. I taxi circolano.L'impressione è di una città costruita a tavolino senza tener conto della gente.
Ho camminato tanto per Xi'an e ho incrocièto spesso persone a piedi lungo vie che sono perlomeno inospitali e le ho viste resistere.
Si cerca di vivere in un ambiente urbano inospitale e anche nei posti più improbabili si possono trovare banchi che vendono frutta  e verdura, gente che fa la spesa, anziani che passeggiano col cane. Il tutto a fianco di strade così enormi da far sembrare strade di campagna le nostre autostrade.
Capita di allungare lo sguardo all'interno di cortili racchiusi da palazzi di 40 piani e trovare donne che stendono i panni fra le auto parcheggiate e bambini che inseguono polli lasciati razzolare in libertà. I grandi parchi che erano vanto della città sono diventati centri commerciali.
Vicino alla stazione una freccia indica ancora un parco/riserva che ora è una distesa di polvere chiusa da cartelloni che annunciano la prossima apertura dell'ennesima area shopping.
I pochi spazi verdi rimasti sono grandi poche centinaia di metri e sono in gran parte lastricati. Alberi e erba sono inaccessibili dietro basse recinzioni. Ciononostante in questi posti tristi si trovano anziani a spasso per mano a nipotini, coppiette, bambini che giocano, gruppi che fanno tai chi. Cosi come l'erba buca l'asfalto per riaffermare il primato della vita qui le persone si riprendono quel che possono da ciò che li circonda' in cerca di normalità lì dove non è stata prevista.
Tanta è la distanza fra la bellezza che qui una volta era contenuta e lo stato urbano attuale, che ho la costante impressione di star girando a vuoto attorno a zone affascinanti che non riesco a scovare.
Ma non sarà una giornata completamente sprecata.
Artivato alla torre del tamburo, mio usuale punto di passaggio al limitare esterno del quartiere musulmano, rimango stupefatto.
Non solo la zona è viva e attiva e con più banchi che mai, ma tutta Xi'an pare essere qui.
Una calca grottesca e felliniana si muove a passo da fila alle poste in cerca di cibo e svago.
Io la zona la conosco e ho molto tempo da far trascorrere. Cappuccio e WiFi gratis da Starbucks mi tengono impegnata una mezz'ora.
Mi tuffo per l'ennesima volta nella selva del mercato ri-fotografando tutto. Seguo la direzione presa dalla maggior parte delle persone ed esco dal quartiere. Sono diretti, scopro, al tempio delle divinità della città e provincia. Ci si spinge fra venditori di bastoni di incenso grandi come manici di scopa e banchi di decorazioni e paccottiglia.
In fronte ad un tempietto un bruciatore raccoglie una foresta di incenso che brucia lanciando alte fiamme. Tutto profuma.
Subito oltre si apre una corte che dà al portale delle sale per la preghiera. All'interno statue dorate di 10 metri dalle espressioni crucciate o benevole osservano chi le prega.
Monaci nero-vestiti raccolgono soldi e offerte e restituiscono cartoncini rossi.
Attorno al muro di cinta tutti fan la fila per strofinare la mano su grandi caratteri scolpiti che rappresentano 'longevità', 'salute', ecc.
Esco facendomi largo fra la folla. Prendo una specie di tondino di pane cotto sul carbone e reso piccante dalle spezie. Finisco il pane al curry di ieri.
Mi intrufolo in vicoli sempre visti bui e ora frementi di attività. Seguo una massa compatta di uomini con zucchetti bianchi richiamati alla preghiera da un'invisibile muezzin.
Mi ritrovo alla grande moschea. Quella di ieri era un'altra, non la prima e più antica di Cina. Questa è più grande e affascinante.
Nascosta fra le case, divisa in 4 giardini, ospita ora centinaia di credenti.
La sincresi religioso/architettonica è tale che bisogna ricercare i segni di um qualcosa d'arabeggiante per poter realizzare dove ci si trova. Le decorazioni non sono solo fiori di loto e draghi ma anche scritte arabe. Lo stesso dicasi per per le steli disposte nei giardini. Le torri dei muezzin sono camuffate da pagode.
Bambini si rincorrono e tutti parlano fra loro. Suona strano il continuo salutarsi con 'Salam al'eikum'. Gli uomini sono barbuti e più sono anziani e più è lungo il pizzetto che portano.
Dagli amplificatori sparsi lungo la struttura risuona una voce e tutti si fermano muti.
Rivolti verso la sala di preghiera alzano le mani al volto e fanno come il segno di lavarsi il viso.
Vado verso la costruzione centrale, appunto il luogo di preghiera, ma non si può entrare. Un ragazzino mi chiede in inglese di dove sono. 'Italiano' gli dico. Sorride e mi dice 'welcome'.
Sono le 15 e sto passeggiando da molto. Torno da Starbucks per un'altra dose di cappuccio & WiFi.
Il posto attira tutti gli occidentali di Xi'an, direi. Ne conto 11. Mi siedo sullunica sedia libeta accanto ad un americano e parliamo per un poco. È qui da 1 anno al seguito della moglie, cinese naturalizzata americana. Parla cinese e la città gli piace per la sua 'cinesitá' pura e spesso ostle agli stranieri. Mi dice che in pratica son stato scemo a pensare di passare qui 3 giorni.
Mi alzo, saluto, e riprendo il giro. Mi dirigo ad un parco che già so sarà triste ma per me è un poato dove sedere.
Il parco della rivoluzione, si chiama. Praticamente uguale a quello di ieri. Passo un'ora seduto su di una panchina a leggere e scrivere parte di questo post.
Un gruppo di anziani canta per diverso tempo a squarciagola accompagnati da uno di questi che suona uno strumento monocorda con un archetto.
Ogni tot minuti si avvicinano dei bambini per ammirare Lo Straniero (fa un po spaghetti western sta cosa) e talvolta rivolgermi un 'hello'.
Sono le 18 e vado a riprendere lo zaino, fermo un taxi e mi faccio portare in stazione. È grande come l'aeroporto di Venezia, forse qualcosa di piu. C'è il WiFi, uno shop aperto.
Scrivo questo post e sgranocchio delle specie di lunghi taralli intrecciati.
Arriverò a Nanjing alle 5. Spero divtrovare un taxi e non avet problemi col check-in anticipato. Avevo chiamato e in teoria dalle 6 si può fare.
Spero in una stanza grande, bella, un letto soffice una doccia bollente. Il mio programma per domani è : non far niente.

giovedì 30 gennaio 2014

A cena per il suq

Resto un po in stanza. Ho proprio sonno.
Mi arriva però un sms di China Unicom che mi informa (in cinese) che il mio credito sul telefono è quasi a zero. Ormai è capodanno qui e se non ricarico subito la cosa diventa problematica. Controllo il sito del gestore ma è solo in cinese.
Mi tocca cercare un negozio.
Ma prima, tornando, avevo notato che una buona parte dei negozi stava chiudendo. Questa sera qui sarà un po come il natale da noi. Ci si ritrova in famiglia per cenare. I prossimi tre giorni sono di festa nazionale.
Fortuna che a Nanjing ci sono molti parchi interessanti da visisitare e la temperatura sarà più che primaverile. Inoltre sarò in un hotel da signori. Ma signori proprio.
Comunque vado in reception e con l'arte dei segni, che ho ormai appreso e che un giorno mi farà diventare il re di Pictionary, spiego il mio problema.
Pare che non ci sia modo di ricaricare. La carta è di Pechino e qui China Unicom circa non sanno manco che sia. Beijing é a piú di 1000 km da qui. E i negozi ormai son serrati e i proprietari a bere in famiglia (son le 17).
Il tipo capisce il mio piccolo ma sostanziale dramma e si offre di ricarcarmi lui il credito usando la carta di credito dell'albergo. +1 punto per questo hotel.
Dopo 15 minuti di vani tentativi alza il telefono e chiama un collega che parla inglese. Probabilmente lo tengono incatenato in cantina perché finora qui nessuno aveva pensato di interpellarlo quando invano cercavo di chiedere informazioni.
Provano ancora e pare che la carta ricaricabile dell'hotel sia a secco.
Il guru dell'inglese mi porta in un hotel a fianco. Ne approfitto per chiedergli conferma del fatto che potrò lasciar qui lo zainone domani.
Un suo amico lavora lì e mi farà la ricarica. Non pare molto sveglio e sfoggia al mignolo un'unghia da coca da manuale.
Dopo 10 minuti ho 100 yuan in più nel telefono e ho capito che inviando il numero '102' via sms al gestore posso conoscere il credito.
Pensavo di passare la serata in stanza ma ormai son fuori e mi dirigo sempre al solito posto. Indovinate? Il quartiere musulmano!
Sono parecchio stancuccio, per la cronaca sto tenendo conto dei km fatti a piedi dall'inizio del viaggio, musei esclusi, e sono quasi a 50.
Per strada prendo 3 bottiglie d'acqua al lime da un ambulante davvero misero davanti al quale passo tutte le sere. E sempre seduto su di una vecchia sedia imbottita sfondata, imbacuccato in vestiti davvero in condizioni miserevoli.
Arrivo quindi alla meta e anche qui il 60% dei posti è chiuso. O meglio... non c'è proprio dato che son quasi tutti banchetti o carrelli con le ruote. Un francese mi passa accanto e ci salutiamo.
Una cosa che ho notato è che tutti gli stranieri che ho incontrato in zone poco frequentate da occidentali rispondono a 4 dogmi : sono maschi bianchi sulla trentina, hanno barba, occhiali e capelli lunghi, hanno uno zaino e salutano sempre. Un po mi ci rivedo anche se spero di essere meno freak.
Ciononostante ce ne sono a sufficienza per soddisfare il mio appetito e soprattutto la mia curiosità.
Sono sempre un po in imbarazzo e scelgo con cura i posti.
Prendo del tofu a pezzi spalmato di salsa piccante e spolverato di curry cotto sulla carbonella (3 yuan). D e l i z i o s o.
Passo ad un altro banco e provo una cosa che in questi giorni prendere in molti. Una cosa non meglio identificata tagliata a spirale e allungata e infilata in uno stecchino, cotta poi sulla carbonella. È sempre tofu ed è molto simile a quella di prima (5 yuan).
Continuo con altri due spiedini (10 yuan tot) cotti all brace dopo esser stati spalmati del solito olio/salsa piccante, curry e spezie. Uno è di carne e l'altro son polpettine di pane e carne a tocchetti. Squisiti.
Mi fermo ad un banco dove fan una cosa un po strana. All'interno di un cerchietto alto un paio di cm di legno compattano della farina di riso, lo chiudono con un peso e lo mettono sopra ad una pentola forata per una cottura al vapore. Dopo qualche minuto estraggono la polpettina tonda di riso, la spalmano di marmellata di soya un po piccante e tuffano il tutto, come a panarlo, in semi di sesamo e scagliette di cocco essiccato. Molto buono e interessante. 5 yuan.
Finisco il mio giro succhiando da una cannuccia un vasetto di yogurt e curiosando.
I venditori scompaiono ad ogni passo.
Per oggi direi che ho dato e soprattutto sperimentato abbastanza. Il letto mi aspetta.
Il ritorno è surreale. Non c'è praticamente nessuno. Passo per strade che di solito per attraversarle devi aver giocato a frog da piccolo e invece non passano auto.
Vialoni a 10 corsie dove potrei quasi passeggiare al centro della strada. Intorno palazzi di 40 piani illuminari come sempre. In lontananza un continuo rumore di esplosioni. Raffiche lunghissime da ogni direzione che rimbombano forte per queste strade ora vuote. Qualche auto passa rigorosamente vuoto. Auto solitarie corrono dove mai avevano potuto prima a causa degli ingorghi.
Il tutto ha un che di 28 giorni dopo.
Quasi a destinazione incrocio qualcuno a piedi.
Mi imbatto in diverse occasioni in persone che,i inginocchiate, bruciano dei piccoli mucchi di carta. Mi chiede se serva per buon auspicio e se la cosa in qualche modo abbia a che fare con l'uso di bruciare il denaro speciale per i defunti.
Domani è l'ultimo giorno qui. 3 giorni, mi sa, son stati anche troppi. Mi chiedo cosa farò dato che sarà tutto chiuso. Il treno è alle 21 e prima delle 18.30 non credo prenderò il taxi. Oddio, sperando ce ne siano di taxi....

Come passare il tempo a Xi'an

Xi'an è stata a lungo la capitale dell'Impero. Qui terminava la celebre Via della Seta. Di quei tempi rimane ben poco.
Credo che tre giorni qui siano decisamente troppi. Stamane sono stato al museo dello Shanxi e alla Grande Pagoda ed erano entrambi chiusi. Non sono l'unico ad essere rimasto sorpreso dalla cosa. In entrambi i posti diversi turisti, tutti cinesi, chiedevano informazioni ai guardiani e se ne andavano stupiti.
Oggi fa caldo, 17 gradi nelle ore centrali. Guardo le previsioni e noto con sorpresa che nei prossimi giorni dovrebbe salire ancora fino a raggiungere 25 gradi. Subito dopo però un crollo la riporterà intorno allo zero. Temo dovrò comperare un altra giacca per Nanjing.
Stamane mi son svegliato presto. Barba, doccia & capelli.
Esco, prendo del latte ad un banchetto e fermo un taxi per strada. A bordo latte e biscotti sono la mis colazione.
Per 15 yuan mi porta al museo che si trova circa 5 km oltre le mura cittadine.
Scendo e, come scritto, trovo le porte chiuse e un guardiano che allontana i turisti. Peccato, avevo letto bene di questo posto.
Arrivando qui in taxi siamo passati vicino alla pagoda. In 15 minuti a piedi ci sono.
L'ingresso a questo sito da su uno stradone terribilmente trafficato ed è riconoscibile da un grande portale in stile antico laccato in rosso.
Un'elaborata struttura con sormontati due grandi cavalli dorati è posta lì per celebrare l'anno nuovo che arriva, l'anno del cavallo.
Alle spalle di questa una gigantesca fontana a gradoni, famosa per i giochi d'acqua che vengono fatti con spruzzi e luci la sera, conduce gradualmente alla pagoda.
La si vede in distanza, in mattone rosso e alta quasi 20 piani, circondata da un muro di cinta. Si intravedono i tetti di quello che pare un tempio.
La pagoda è ora più bassa di quanto non fosse un tempo ma comunque svetta molto alta su quanto le sta attorno. È il simbolo della città, pare. La struttura sale a piani che pian piano diventano più piccoli, è in mattone e non presenta alcuna decorazione, nessuna almeno visibile a distanza.
Cammino lungo il perimetro della grande fontana, ai lati alberi spogli addobbati in rosso o con fiori di pesco in plastica legati ai rami.
Su entrambi i lati delle mura del tempio sono assiepati file e file di ambulanti e stand che offrono souvenir e cibarie.
Mi si avvicina un bambino e mi dice qualcosa che non comprendo. Vuole fare uma foto con me. :-)
Avevo sentito dire che può capitare ma è buffo lo stesso. Mi si mette a fianco e il padre ci fotografa con un costoso iPad.
Arrivo all'ingresso della struttura e ahimè anche questa è chiusa. Non ci sono cartelli e non capisco il perché, specie dato che attorno a me sono molti quelli che sbirciano nella biglietteria vuota in cerca di spiegazioni.
Attorno al sito della pagoda è nata una piccola città commerciale. Una specie di gigantesco polo di negozi spalmato su più costruzioni. Una monorotaia soprelevata unisce i diversi centri commerciali. Tutto è chiuso.
Giro ancora un po e scopro un parchetto. Una statua del Buddha, altre statue in bronzo raffiguranti scene di vita quotidiana.
Scelgo una panca oltre un ponticello e circondata dal bambù. Leggo un po la guida e vedo che le altre attrazioni della città sono distanti dal centro, dall'hotel e una dall'altra. Inoltre è verosimile immaginare possano essere chiuse.
Intercetto un taxi che sta facendo scendere due persone e mi faccio riportare in centro alla Torre del Tamburo, vicino al quartiere musulmano.
Salgo anche sulla torre che ha però l'unico pregio di fornire una vista dall'alto delle confusionarie vie già viste le sere precedenti.
Sento dall'alto le prime esplosioni di petardi. Alcune persone srotolano serpentoni rosa di almeno 2 metri composti di piccoli petardi, ne accendono un capo e si allontanano.
Una nube di fumo e un minuto abbondante di scoppi.
Giro per il quartiere ed effettivamente è più grande di quanto non avessi inteso.
Il giro è lungo e divertente.
Vedo un sacco di ambulanti che preparano di tutto. Zampe di gallina bollite, piedini di maiale, un sacco di tipi di pane. Ad un banco vendono pesce. Vivo.
Dentro a dei vasconi ci sono dei grossi pescioni che non riesco ad identificare, se un cliente li vuole vengono presi e sventrati senza tante cerimonie du si un tavolaccio di legno lungo la strada. Intere vie sono dedicate ai vestiti, altre ai cilm contraffatti, altre ancora alla frutta e verdura. Mandaranci, aglio, sedano e prezzemolo vanno per la maggiore.
Ovunque si vada frotte di risciò strombazzanti si fanno largo fra la folla spesso creando ingorghi.
Trovo la moschea, la prima mai costruita in Cina. Sembra un templio comune non fosse per le scritte arzigogolate in arabo. Non vedo minareti.
Non riesco a frenarmi oltre e provo....il cibo di strada. Inizio con una polpettina panata e fritta agrodolce contenente porro (3 yuan). Buona.
Poi prendo una pagnotta (5 yuan)un po strana che si rivela essere pasta di pane stesa e arricciata in forma tonda, come una rosa, contenente curry. Buona ma il pane qui è un po diverso, come con poco lievito.
Prendo poi una vaschetta di patatine tagliate sottili (3 yuan) spolverate di curry.
Continuo con una cosa che pare una girella all'uvetta e invece si rivela essere un tortino di pasta fillo ripieno di abbondante porro e un po di carne (5 yuan).
Finisco in bellezza col dolce preso ieri sera (5 yuan) solo questa volta caldo e spalmato di marmellata di prugne. Una delizia. Con queste cose quando cominci non riesci a fermarti.
Decisamente soddisfatto gironzolo un po e entro in un negozio dove prendo del latte per domani, biscotti e qualche snack.
Non sapendo poi cosa fare mi dirigo in direzione hotel e mi fermo al primo parco che vedo.
È piccolo e assediato dal traffico, c'è una specie di luna park in miniatura per bambini e un laghetto dove è possibile noleggiare dei pedalò.
Ora è quasi caldo e sto senza sciarpa e cappello, con la giacca aperta.
Arrivo all'Hotel per le 15, stanco e insonnolito.
Secondo il gps stamane ho fatto 7 km. Le gambe dolgono un po per la fatica. Il piede va molto meglio.

mercoledì 29 gennaio 2014

Un'altra cena sino-musulmana a Xi'an

Stasera mi sento parecchio raffreddato, prendo un'aspirina e sto a letto un po di più.
Esco verso le 19.30 intenzionato magari a prendere un taxi verso il quartiere musulmano ma invece l'aspirina fa miracoli.
In circa 20 minuti di buon passo, andando sempre dritto dopo aver svoltato dalla stradina dell'hotel.
Mi inoltro di nuovo per questo labirinto di gente urlante, cibi strani, luci lampeggianti e musiche esotiche anche per la Cina.
Oggi gli sfortunati che dovranno vedersela con un occidentale imbranato che cerca di ordinare li scelgo con cura.
Trovo un localino un po sulla strada ma anche con posti dentro. L'insegna è sia in cinese che arabo.
Menù non ne hanno proprio. Credovdi aver capito che qui si scrivono su dei pezzi di carta le cose che vuoi ordinare.
Fortuna vuole che la ragazzina che favla cameriera conosca qualche parolanin inglese (big, chicken, pig, noodles) e che un'altra seduta ad un tavolo riesca a dire che voglio un'aranciata.
Mi portano dei noodles molto simili a quelli che abbiamo anche in Italia (degli spaghetti un po più sottili) conditi con carne, peperoncino verde e pomodoro. Poi arriva del pollo a pezzi e passato nella farina cotto in umido con parecchio coriandolo. Tutto molto buono e abbondante. Spendo 53 yuan (6,3 €).
Quando pago la camerierina accenna sorridente un delizioso 'welcome to China'.
Che bella gente accogliente che ho incontrato finora.
Giro un altro po per il quartiere e decido che ci farò un giro durante il giorno. Pare immenso e con molte più cose e negozi, che ora son chiusi.
Credo di aver visto un banchetto che vendeva le famigerate 'millennium eggs).
Tornando passo ancora per piazza del popolo. Lì, fra traffico folle e costruzioni in stile zigurrat di bladecrunner, gruppi di signore fanno tai chi a ritmo di musica moderna.
Domani con calma andrò al museo dello Shanxi e alla Grande Pagoda dell'Oca Selvatica (che fa un po kung fu panda...)

L'esercito di terracotta

Notte piuttosto tranquilla. Ma alzo verso le 8.30, faccio una doccia e esco in direzione stazione.
Le strade, anche di giorno, confermano la mia impressione da desolante periferia milanese. Sbaglio strada un paio di volte e in una mezz'ora arrivo a destinazione.
Adesso, non per criticare il governo o l'ufficio del turismo della città, io dico, se l'esercito di terracotta è una delle attrazioni più famose del mondo....non sarebbe il caso di mettere almeno una (una, eh) indicazione non in cinese?
In teoria da qui dovrei predere uno dei bus turistici o dei bus di linea che dovrebbero essere ben riconoscibili.
In pratica è solo una bolgia di gente con valige che si mette in coda per bus con altro numero o verso cancelli con scritte a me misteriose.
Non una freccia o un cartello in lingua inglese. Nemmeno una foto di sto esercito per mettersi in coda giusta, un ufficio informazioni o un banchetto.
Vago come un ebete per un po' e alla fine ripiego per un taxi. 150 yuan, il posto è un po' distante e ci vorrà circa un'ora per arrivare.
Ne approfitto per fare colazione col latte preso ieri e i biscotti.
In poco più di 40 minuti arriviamo a destinazione percorrendo strade giganti e anonime affiancate da palazzi grigi di 50 piani fittamente abitati. Facciamo anche un pezzo di autostrada.
Al parcheggio una statua molto alta in pietra grigia che raffigura l'imperatore mi accoglie.
Guarda distante con sguardo fiero e, anche se col gps so di essere giunto a destinazione, rimane l'unico indizio di essere nel posto giusto..
Davvero poca gente, alcune guide provano ad approcciarsi ma faccio capire che non sono interessato.
Non capisco bene in che direzione debbo andare. Vedo negozi da un lato e diversi ingressi per chissà dove dall'altro.
Indicazioni solo in cinese.
Sbaglio (ovviamente) ingresso e a segni mi fanno capire di andare verso i negozi.
Il paese dove sono ora si chiama Lintong ed è piuttosto piccolo.
Nonostante questo hanno costruito attorno al sito dell'esercito una piccola cittadina a scopi commerciali.
Per arrivare ai tornelli del sito archeologico vero e proprio bisogna camminare una ventina di minuti attraverso una selva di negozi più o meno grandi, a tema con l'attrazione, banchetti di cibarie e ristoranti.
Qui, nonostante l'esiguo numero di persone, noto diverse facce 'straniere' e non posso fare a meno di chiedere grazie a quale potere magico siano arrivati qui.
Un tipo con guida, vedendo un altro non cinese, mi ferma per chiedermi da accendere. Quando mi ringrazia e saluta con un 'ciao' ci riconosciamo come italiani e scambiamo due parole.
Dopo un altro pezzo di cammino attraverso un parco con un ampio viale, arrivo all'ingresso vero e proprio. Check zaino, ecc.
Qui una volta c'erano solo campi fino a che nel 1974 dei contadini, scavando un pozzo, si imbatterono casualmente in una piccola sala contenente molti pezzi di coccio. Non potevano immaginare.
Praticamente l'imperatore, che doveva essere pazzo, si era fatto di costruire una corte sotterranea completa di esercito e servitori per esservi seppellito. Tutto questo per poi ricoprirla di terra.
Dall'anno della scoperta sono stati scavati e trovati altri due siti e si immagina ce ne possano essere altri.
Quindi, alcuni metri sotto terra, un intero palazzo è stato ricostruito con la sua popolazione per poi essere nascosto. Strutture in legno e mattone contenenti soldati (armati o meno), cavalli, bestiame, monaci, addetti ai servizi dell'imperatore.
Dall esterno questo sito sembra una grande stazione o un areoporto in marmo grigio e nero con tante vetrate.
Ci sono in totale 3 zone visitabili. Seguendo le indicazioni della Lonely Planet, per ottenere il massimo dell effetto sorpresa, parto dalla zona numero 3, quella più piccola.
Entro in questa specie di piccola stazione e mi trovo su di un camminamento che ne permette la circumnavigazione lungo il perimetro.
A circa 7-8 metri di profondità la prima piccola parte di questa meravigliosa scoperta.
Circondati da muri in terra battuta bruna si trovano, in una specie di corridoio che termina con una biforcazione a U, i primi incredibile esempi di queste statue famose in tutto il mondo.
Ognuno dei guerrieri e' stato costruito con meticolosa perizia, ogni testa è differente, ogni acconciature è differente. Le armature anche non sono parte della scultura ma sono aggiunte in un secondo momento. Ogni singolo guerriero delle migliaia che sono stati ritrovati ha la suola delle scarpe disegnata in modo differente.
Io vedo queste prime statue dall'alto e rimango senza parole. Sembra di entrare una tomba egizia,  c'è un che di sacro nell'aria.
L'emozione, forse un po' stupida, dell'essere davvero in questo posto così famoso a vedere queste cose così incredibili, si fa sentire.
In questo terzo scavo da ci sono alcuni guerrieri che un tempo impugnavano delle armi, che sono andate perdute in quanto di legno.
4 cavalli verosimilmente trainavano un carro di cui non rimane più traccia.
Si vedono diversi cocci di guerrieri a pezzi ai quali il tempo inclemente non ha concesso di conservarsi fino a che io potessi vederli.
Passo al secondo scavo. La struttura è più o meno simile solo più grande.
Qui si comprende la struttura che l'imperatore aveva voluto dare a questa sua corte sotterranea.
Ci sono molti più guerrieri, sempre visibili dall'alto, e, in un'area che sarà di almeno 200 metri per lato, si vedono ancora quelli che erano gli alloggi di questa servitù.
Tetti con cocci e casette e camminamenti. È come guardare un villaggio dall'alto.
Qui in guerrieri sono molti di più e a seconda del tipo di armatura si intuisce che avevano funzione differente.
Lungo il corridoio che ci fa girare attorno allo scavo sono esposti, all'interno di alcune teche, 4 esempi di guerrieri.
Per fortuna non c'è molta gente e riesco ad avvicinarmi, osservarli e fotografarli. Sono di un realismo che colpisce, specie data l'epoca e il tempo trascorso.
Le espressioni sui visi sono differenti, le capigliature non solo sono acconciate in  modo diverso ma hanno cappelli che, per quanto di cotto, mostrano di pieghe di quella che dovrebbe essere stata stoffa. Addirittura si riesce a vedere quello che era il disegno delle ciocche.
Le amature, interamente in pietra' sono molto particolareggiate e addirittura i nodi di congiunzione fra una placca e l'altra sono diversi.
Giro attorno, fotografo tutto.
In molte zone di passaggio ci sono cumuli di pezzi di guerrieri e cavalli.
Arrivo quindi all'attrazione principale: lo scavo numero uno. Quello originale, se così vogliamo dire, scoperto nel 74 e che dovrebbe essere il più grande.
La struttura è quella di un capannone con il soffitto alto. Molto lunga e molto largo' forse addirittura di 500 metri.
L'impatto è potente. Ti colpisce un po' lo stomaco.
Qui letteralmente un'intera città è presente, viva, popolata, davanti ai miei occhi.
File interminabili di guerrieri, migliaia, fissano tutti nella mia direzione perché sotto di me c'era quello che avrebbe dovuto essere il portone d'ingresso della Corte nascosta.
Le statue sono tante quante non credevo. E so che in realtà sono solo una parte quelle di quelle ritrovate.
Pure dall'alto si coglie distintamente la cura e la perfezione col quale sono state modellate. Ogninsguardi è unico, le espressioni cambiano, il modo di tenere la bocca o le mani, la postura.
Molti sono ancora nella posizione con la quale tenevano le loro armi ormai perdute per sempre.
In un angolo è indicato con una freccia il punto in cui i contadini stavano scavando nel pozzo.
Un terzo abbondante di questo scavo è ancora da completare e ci sono zone transennate e coperte.
Durante il giro vedo un battaglione di statue a distanza, alcune sono come inellophanate forse perchè estratte dal terreno da poco.
Non posso nemmeno immaginare quale potesse essere l'impressione di attraversare questo esercito appena ultimato. Avrei voglia di andarle a vedere da vicino e guardarle negli occhi.
Le statue erano in origine nteramente colorate mentre ora solo alcune conservano qualche piccola traccia di pigmento.
Torno indietro verso l'ingresso del parco. Scanso venditori e cuochi che cercano di richiamare verso il lorobesercizio i pochi turisti.
Questa volta riesco a prendere un autobus.
Effettivamente ci sono gli autobus Verdi di cui avevo letto nella guida, peccato che sulla fiancata le due fermate principali, cioè la stazione di Xi'an e questo posto, siano riportate solo in cinese.
Salgo su di un bus blu con le scritte in una lingua che riesco a capire.
Inizialmente sono solo sul mezzo, non ci sono altri passeggeri, ma un po' alla volta se ne aggiungono e capisco perchè, oltre alla difficoltà linguistica, non sono riuscito a prenderlo questa mattina stazione.
Non ci sono fermate, semplicemente la gente lo riconosce e con un cenno della mano lo ferma.
Lungo il tragitto ci imbattiamo, in una a strada a 4 corsie, in una specie di mercato che pare improvvisato ma è affollatissimo.
Ai lati delle corsie moltissima gente sta comprando gli addobbi e la frutta per il Capodanno.
Ma soprattutto qui vendono petardi.
Vedo delle specie di scatole di detersivo (come quelle Dixan per intenderci) che in realtà sono petardi.
Le comprano in molti e non oso immaginare il botto che posso fare una cosa di quella dimensione. E qui ce ne sono a bancali.
Arriviamo alla stazione e mi dirigo a piedi dall'hotel.
Per strada cambio dei dollari in yuan, dato che si avvicina un periodo di festa e non voglio ritrovarmi privo di contante e con le carte che non funzionano.
Non avevo scritto nel blog che l'agenzia di viaggi a causa del disguido con il treno per Pingyao ha deciso di rifondermi il biglietto.
Sono solo 200 yuan ma mi fanno la cortesia di mandarmi qui un loro addetto locale per consegnarmi.
Approfitto di questa persona per comunicare con la reception con la quale altrimenti è come essere muti.
Il 31 mio treno sarà alle 21 e non alla stazione alla quale sono andato a finire questa mattina ma in un'altra a una decina di chilometri alla quale arriverò prendendo la metropolitana.
Gli faccio chiedere se posso lasciare qui il mio zaino fino alle 7 di sera anche se avrò già fatto il check out. Girare col mostro sulle spalle per quasi tutta la giornata sarebbe improponibile.
Mi dicono che non c'è problema e mi tolgo un pensiero.
Torno in hotel a riposare, faccio una doccia e poi tornerò a caccia di cibo nel Suk.

martedì 28 gennaio 2014

Una delusione e poi Blade Runner (a Xi'An)

Arrivo in aeroporto. Grandissimo e un sacco di cammino.
Come letto in molte guide non prendo uno dei taxi fermi. Mi metto in coda con altri, credo, del posto all'interno di un'area transennata dove un inserviente fa avvicinare dei taxi in coda e fa salire la gente.
C'è un po di discussione fra due tassisti riguardo chi mi debba portare. L'aeroporto è a 40 km dalla città. Xi'an è la città più grande dello Shanxi, la capitale direi. 8500000 abitanti.
C'è molta foschia in distanza, attraverso una specie di nebbia, si vedono solo palazzoni grigi e larghe strade.
Per 130 yuan mi portano all'hotel.
La strada è parecchia e ci vuole un po' per arrivare.
Passiamo anche oltre le mura della città vecchia e continuo solo a vedere larghi stradoni, palazzoni anonimi e niente che sia nemmeno vagamente affascinante o che possa valere la pena di una visita.
L'hotel è in una laterale di uno stradone al piano terra di un palazzone.
Alla reception masticano giusto due parole d'inglese.
Poco distante dall'ingresso un distributore vende spazzolini, dentifrici, assorbenti, preservativi, ciabatte e qualche snack.
Mi danno la tessera magnetica per la camera. Imboccando un lungo corridoio trovo la porta. La 103.
La struttura è molto grande e su più piani ma sembra quasi vuota.
L'impressione generale è di essere finito in una specie di motel per coppiette in cerca di qualche momento di intimità.
Apro la porta della camera e trovo una stanza di forse tre per tre occupata per buona parte da un letto e una piccola scrivania.
Al di là di un pannello di vetro c'è il bagno, probabilmente prefabbricato, in plastica. A Londra mi era capitato spesso di trovare bagni così.
Sapevo falle recensioni lette che le stanze sono piccole e che qui non danno asciugamani da doccia ma solo due asciugamani per il viso. E così. Tanto ho un asciugamano 'in pastiglia' che basta inumidire per farlo tornare di dimensione normale.
Una finestra minuscola da su di un vicolo buio.
Speravo di poter chiedere qui un auto o un consiglio per arrivare all'esercito di terracotta, un po' distante dalla città, ma direi che alla reception, oltre a parlare poco inglese, non hanno molta voglia di lavorare o comunque di essere disponibili.
Di per sé l'ambiente non è male e poi ho speso veramente poco. Per tre giorni circa 40 euro.
E la stanza è pulita. Probabilmente l'impressione un po' deludente è data dalla differenza notevole fra questo e le altre stanze dov'ero capitato finora.
Un po' disorientato, in quanto mi aspettavo (essendo all'interno delle mura della città) una zona dotata di un minimo di fascino, mi dirigo in cerca della cena. Sono le 7 e la mia esperienza cinese finora mi ha insegnato che se non mi muovo presto rischio di non trovare più posti aperti e dover rinunciare alla cena.
Esco e mi trovo appunto in una zona trafficatissima, a camminare a fianco di uno stradone a 8 corsie. Intorno palazzi commerciali e qualche anonimo negozio.
So che in città c'è una grossa comunità locale musulmana e che il loro quartiere dovrebbe essere uno dei più affascinanti.
A quanto vedo fin ora però temo di essere finito e di dover restare per tre giorni in un postaccio senza attrattive e senza neanche la voglia rimanere in quel buco di camera che ho.
Grazie al miglior acquisto che abbia mai fatto (lo smartphone) uso il GPS e punto sulla grande moschea che dovrebbe essere nel centro del quartiere islamico.
Cammino un po', circa mezz'ora, per coprire i 3 chilometri per arrivare lì.
Sono deluso profondamente dalla zona e forse anche un po' in ansia perché per strada vedo solo qualche barbone, degli ambulanti sinceramente sconsolati che vendono povere cose e poche persone che camminano in giro
Nessun posto dove mangiare, nessuna indicazione che possa essere utile ad un turista o che indichi un monumento o un luogo che possa per me essere interessante.
Qui guidano come pazzi, in confronto a Pechino i guidatori sono diligenti come gli svizzeri.
I semafori vengono ignorati (sia quelli perdonali che per le auto) ed è necessario attraversare quasi di corsa.
Le automobili tisfrecciano accanto forse agli 80 chilometri all'ora.
Passo vicino a grandi e costosi Hotel illuminati e addobbati di rosso per l'anno nuovo.
Cammino attraverso quella che dovrebbe essere Piazza del Popolo dove un uomo anziano,con una frusta in mano, fa girare una specie di grande trottola.
La piazza è circondata ai 4 lati da strade trafficate, interamente lastricata e con pochi piccoli alberi pesantemente ricoperti di lucine che cambiano colore.
Cammino piuttosto a lungo finché insospettamente, dall'angolo di una strada, noto, in fondo ad un vialone, una bellissima torre antica completamente illuminata.
Mi dirigo in quella direzione.
La Torre ahimè e sacrificata all'interno di una rotatatoria molto grande però, arrivatoci sotto e voltando lo sguardo alla mia destra noto un brulicare di persone. Strade con insegne, un mare di persone e banchetti.
Mi ritrovo improvvisamente in qualcosa a metà fra un bazar e il mercato sotterraneo di Blade Runner.
Sono improvvidamente in quell'immagine esotica da cartolina o da film americano del caos dei mercati asiatici.
Sono nel cuore delquartiere musulmano.
Vago a occhi spalancati in qualcosa che mai avevo visto e che mai avrei sperato di trovare qui, data la prima impressione che mi aveva dato la città.
A perdita d'occhio sulla strada principale e in tutte le laterali negozi e banchetti ad ogni passo.
Musica cinese arabeggiante viene sparata contemporaneamente da più posti creando un caos di suoni.
È pieno di gente e bisogna quasi farsi largo per procedere. Selve di risciò si muovono fra la gente suonando per passare.
Gli uomini portano copricapi bianchi tondi e le donne hanno quasi tutte il capo coperto dal velo.
Cibi che non ho mai visto prima vengono preparati di fronte a me u banchetti e stufe.
Vedo spiedini di ogni tipo, dolci che non sospettavo nemmeno la cucina cinese avesse, molti tipi di pane, dolci lievitati, frutta secca in quantità industriale. Coppie di uomini che, su di un piano tondo di legno, schiacciano in poltiglia sesamo o nocciole per farne croccante.
Per fare questa cosa tengono ognuno in mano un un grande martellone in legno con il quale, velocemente e senza scontrarsi, contemporaneamente pestano i semi.
L'atmosfera è genuinamente esotica e popolare. Pare finto tanto risponde allo stereotipo etnico.
Cerco un posto dove mangiare che sia possibilmente al coperto e permetta di sedersi. Non sono molti i ristoranti, qui tutti mangiano per strada.
Alla fine ne trovo uno che prepara piatti musulmani ed entro.
Imbarazzo solito fra me e le cameriere, dato che nessuno parla la lingua dell'altro, ma miracolosamente riescono a trovare un menu in inglese con 4 dei piatti che preparano.
Prendo una zuppa di cui avevo sentito parlare, un brodo di montone con mollica di pane. Ne prendo una porzione grande.
Mi danno due specie di tigelle e una scodella di brodo. E una caraffetta di succo di prugna con cannuccia. Niente alcool in questo quartiere.
Vedendomi un po' smarrito la cameriera prende le tigelle e le porta via. Non capisco il perché.
Dopo poco torna con una scodella grande in cui c'è il pane spezzettato in un grasso brodo giallo di montone. In mezzo anche qualche pezzo di carne di montone, dei funghi, del tofu e spaghetti di riso.
Io vedo gli altri mangiare questi pezzettini piccoli di pane bagnato nel brodo con le bacchette ma per me onestamente è impegnativo al limite del ridicolo.
Una signora, forse la proprietaria, colta da pietà mi porta un cucchiaio.
Assieme alla zuppa mi portano anche, ma non oso assaggiarlo, un piattino con l'equivalente di una testa d'aglio bollita in spicchi da mangiarsi così come accompagnamento.
Assaggio la ciotolina di brodo che avevano portato all'inizio e mi accorgo che anche questo contiene molto aglio e che inoltre i pezzettini di erbette verdi che galleggiano in superficie altro non sono che gambi di aglietto fresco bolliti.
Tutto molto buono e sostanzioso.
Spendo in totale 50 juan.
Per strada cedo alla tentazione e assaggio per la prima volta qualcosa da un banchetto.
Una specie di fetta di dolce su di uno stecchino per solo 3 yuan.
È freddo, credo sia fatto con farina gialla mista a farina di riso e ha una consistenza che ricorda un po' i nostri dolci di semolino. A entrambi i capi e in mezzo a della marmellata credo di dattero. Speravo meglio ma una soddisfazione me la sono tolta.
Tornando all'Hotel prendo l'acqua è un po' di latte per domani mattina.
L'Hotel ora pare un po' meglio. Sono decisamente soddisfatto per la bella esperienza.
Forse è proprio quello speravo di trovare in Asia, un meraviglioso mercato notturno come questo.
Se domani qui hotel non mi saranno utili a 1km e mezzo c'è la stazione e sulla guida ho letto che da lì partono i pulmini che portano all'esercito di terracotta.

Verso Xi'an

Mi sveglio tardi, con calma. Colazione a letto sul mini tavolino. Latte e biscotti.
Faccio doccia, barba e capelli. Disfo lo zaino e provo a farlo meglio. I vestiti sporchi non ancora lavati occupano volume. Sono piegati in un sacchetto e non mi va di mischirli con quanto ancora pulito.
Rimetto gli scarponi che nello zaino occuperebbero troppo spazio. Il piede va un po' meglio.
Un ultimo giro per Pingyao. Prendo un nescafè bollente al posto dove ero stato ieri. L'aria è piu leggera, dev'esserci stato vento stanotte. Non riesco a non pensare a quanto diversa sarebbe stata le mia impressione fossi arrivato qui con la pioggia. Credo qui tutti aspettino un po d'acqua che lavi questa polvere e annulli i fumi.
Torno in hotel un attimo prima delle 12 e il tassita è già lì. Prendo le cose già preparate e andiamo oltre le mura dove è parcheggiata l'auto, che in centro non può arrivare.
In circa un'ora e mezza arriviamo al Taiyuan international airport. Così international che non parlano inglese al check-in.
Mi sequestrano l'ennesimo accendino. Maledetti. Mi ci vedo a dirottare un volo armato di un accendino di 4 cm.
Sono al terminal 2. La struttura è gigante e pulitissima e ricorda un qualsiasi grande aeroporto del mondo. Fa un caldo da giungla tropicale. Prendo un caramel cappuccino e ci mangio dietro qualche biscotto.
Altro che mi fa voglia non c'è e non ho molto tempo.
Il volo è un southern china airlines. Dalla zona di attesa vedo l'apparecchio e pare un aereo della ryanair.
Sono l'unico non cinese in tutto l'aeroporto, che giro tutto, e quando mi siedo noto un bambino credo di circa 6 anni che mi fissa.
So che ho detto non l'avrei più scritto ma questa volta è diverso.
Il bambinetto si piazza a circa un metro da dove sono seduto; è in piedi, le dita in bocca e mi osserva come fossi un Pokémon. Non che mi dia fastidio ma continua cosi per circa 20 minuti. Con tanto di sobbalzi e indietreggiamenti quando apro lo zaino.
L'aereo è proprio come un economy di Ryanair ma con più posto per le gambe.
Sono lato finestrino e a fianco a me si siede un tizio grasso con le orecchie strane. I lobi sono come molto sottili e arricciati su se stessi. Con il resto del 'contorno' dell'orecchio formano come un punto interrogativo.
Durante il volo, anche se molto breve, ci portano un paninetto caldo con manzo e lattuga e del the.
Vado in bagno e ho cento occhi cinesi che mi fissano, silenzio assoluto, come stessi sfilando lungo il corridoio dell'aereo.
Durante il volo scendono degli schermini ribaltabili che trasmettono un tg cinese sottotitolato. Non son sicuro ma credo sia successo qualcosa ai girasoli di Van Gogh in National Gallery a Londra.
Ogni tanto una voce dagli speaker dice qualcosa in cinese e poi in quello che credo voglia essere inglese ma suona come un farfuglio incomprensibile.

lunedì 27 gennaio 2014

Un'altra notte per Pingyao

Faccio il mio pasto con Coca Cola e patatine guardando un pezzo di 'loopers' in tv.
Sarebbe anche un film carino ma mi sento un po' cretino a non approfittare di quest'ultima notte qui, in questo posto così bello dove verosimilmente non metterò mai più piede.
Mi calco bene la sciarpa su bocca e naso ed esco armato di macchina fotografica.
Come ieri tutto buio, poca gente, praticamente tutto chiuso e soliti cagnolini che vagano. Lanterne rosse.
Si alza un po' di vento, il cielo è limpido e in alcuni tratti si può quasi respirare bene.
Forse è anche il fatto che praticamente tutte le cucine della città vecchia sono chiuse e non spuntano carbone dai comignoli dilatta che escono paralleli alla strada, poco sopra gli ingressi.
Percorro tutte le 4 direttrici che tagliano Pingyao coprendo quasi tutta la città.
Un paio di locali che avevo sempre visti chiusi ora sparano musica a tutto volume e luci strobo sul selciato e sulla strada.
All'interno solo il proprietario seduto un po' malinconico su uno sgabello e forse un paio di avventori.
Ho girato quasi due ore e fatto un sacco di foto.
Questo paese è un gioiello e merita di fermarsi per ritirarlo ad ogni passo.
Ve ne metto un po'.