Quando dico in giro del mio viaggio tutti mi fanno una sola domanda : 'perchè?'
Ora per quanto non voglia assolutamente usare questo blog a mò di valvola di sfogo e voglia evitare l'autocommiserazione onde non risultare emo... scrivo questo post così chi magari non mi ha ancora fatto la domanda o al quale non ho risposto almeno si toglie la (legittima) curiosità(?).
In buona sostanza il mio viaggio ha uno scopo : occupare la testa. Occuparla con altro che non sia il fatto che (sì) sono recentissimamanete stato lasciato (in modo direi 'brutale') dalla donna che amo.
Riguardo al 'brutale' mi chiedo se essere lasciati possa essere altrimenti che così. Non vorrei essere ingiusto. Ripenso al recente passato e trovo che l'espressione sia (ahimé) piuttosto calzante.
Quindi viaggiare non per dimenticare, mai vorrò dimenticare o arrivare a provare sentimenti diversi per quella specifica persona, ma per cercare di riempire la testa. E vivere qualcosa di totalizzante che possa, spero, aiutarmi ad andare avanti nonostante.
Il tempo passa e non se ne cura, dice un mio saggio genitore a caso. Purtroppo è vero. La vita prosegue, nonostante.
Non riuscendo ad affrontare quanto mi è successo e mi sta capitando io scelgo, forse, qualcosa che si avvicina abbastanza alla fuga. L'intollerabilità della cosa non mi ha lasciato altra via, così la vivo.
Chissà se le capiterà mai di aprire questo blog. Citando Da Ponte : 'vorrei e non vorrei, mi trema un poco il cuor'. Se così fosse, non me ne voglia, con questo post si esaurisce il tempo della spiegazioni.
Se avete altre domande, beh, fatti vostri. Io ho finito di rispondere.
Rallegriamo ora il post con una citazione credo calzante dall'Apologia di Socrate (sostituiscasi 'giovani', 'corrompere' e i nomi):
Dimmi ancora, Meleto, per Zeus, è meglio vivere fra cittadini buoni o cattivi? Rispondi, amico, non ti sto chiedendo nulla di difficile! I cattivi non fanno forse del male a chi gli sta sempre vicino, mentre i buoni del bene?
- Senza dubbio.
- C'è dunque qualcuno che voglia essere danneggiato dalle persone con cui sta assieme, piuttosto che trarne vantaggio? Rispondi, mio caro amico: anche la legge te lo impone. C'è qualcuno che vuole essere danneggiato?
- No di certo.
- Su, allora: mi porti qui in tribunale in quanto corrompo i giovani e li rendo più cattivi volontariamente o involontariamente?
- Volontariamente.
- E allora, Meleto? Alla tua età sei tanto più sapiente di me alla mia, da aver riconosciuto che i cattivi fanno sempre del male a chi sta loro più vicino, mentre i buoni del bene. Io, invece, sarei stato tanto ignorante da non rendermi conto che se rendessi malvagio chi sta con me, rischierei di ricevere del male da lui: tu dici che farei una simile cattiva azione volontariamente? Meleto, io non ci credo, e penso che non ci creda nessun'altro. Piuttosto, o non corrompo i giovani, o, se li corrompo, lo faccio senza volerlo, e dunque tu menti in entrambi i casi. Se li corrompo involontariamente, non è d'uso fare causa per simili errori, bensì prendere da parte chi sbaglia, per spiegargli perché e ammonirlo. E' chiaro, infatti, che una volta resomi conto dell'errore, smetterò di fare ciò che in ogni caso compio involontariamente. Ma tu hai evitato di stare con me e di darmi insegnamento e non ne hai avuto voglia, e mi porti qui in tribunale, dove si usa condurre chi ha bisogno di essere punito ma non chi ha bisogno di imparare.
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