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venerdì 31 gennaio 2014

Passare il tempo a Xi'an

Il mio treno partirà stasera alle 21 dalla stazione nord della città. Il check-out è previsto per le 12. Debbo stare in stanza il più possibile.
Mi sveglio alle 8.30 e rimango sotto le coperte fino alle 9. Debbo approfittare di un posto dove sedere finché ce l'ho.
Faccio colazione. Mi lavo. Disfo completamente lo zaino e lo rifaccio. Comprimo le cose sporche in fondo e le divido dal resto con una borsa di plastica distesa sopra.
Gioco sul telefono, rileggo per un'ulteriore volta la guida alla sezione Nanchino.
Sono le 11 e mi decido ad uscire. Lascio in reception lo zaino e restituisco la tessera magnetica della camera.
Mi incammino lungo le solite vie. Sono un po deluso da questa città che ha sventatamente cancellato le tracce del suo glorioso passato per far spazio a questo grigio capitalismo di cemento.
Negozi chiusi, pochissimi a piedi. Più auto rispetto a ieri sera. I taxi circolano.L'impressione è di una città costruita a tavolino senza tener conto della gente.
Ho camminato tanto per Xi'an e ho incrocièto spesso persone a piedi lungo vie che sono perlomeno inospitali e le ho viste resistere.
Si cerca di vivere in un ambiente urbano inospitale e anche nei posti più improbabili si possono trovare banchi che vendono frutta  e verdura, gente che fa la spesa, anziani che passeggiano col cane. Il tutto a fianco di strade così enormi da far sembrare strade di campagna le nostre autostrade.
Capita di allungare lo sguardo all'interno di cortili racchiusi da palazzi di 40 piani e trovare donne che stendono i panni fra le auto parcheggiate e bambini che inseguono polli lasciati razzolare in libertà. I grandi parchi che erano vanto della città sono diventati centri commerciali.
Vicino alla stazione una freccia indica ancora un parco/riserva che ora è una distesa di polvere chiusa da cartelloni che annunciano la prossima apertura dell'ennesima area shopping.
I pochi spazi verdi rimasti sono grandi poche centinaia di metri e sono in gran parte lastricati. Alberi e erba sono inaccessibili dietro basse recinzioni. Ciononostante in questi posti tristi si trovano anziani a spasso per mano a nipotini, coppiette, bambini che giocano, gruppi che fanno tai chi. Cosi come l'erba buca l'asfalto per riaffermare il primato della vita qui le persone si riprendono quel che possono da ciò che li circonda' in cerca di normalità lì dove non è stata prevista.
Tanta è la distanza fra la bellezza che qui una volta era contenuta e lo stato urbano attuale, che ho la costante impressione di star girando a vuoto attorno a zone affascinanti che non riesco a scovare.
Ma non sarà una giornata completamente sprecata.
Artivato alla torre del tamburo, mio usuale punto di passaggio al limitare esterno del quartiere musulmano, rimango stupefatto.
Non solo la zona è viva e attiva e con più banchi che mai, ma tutta Xi'an pare essere qui.
Una calca grottesca e felliniana si muove a passo da fila alle poste in cerca di cibo e svago.
Io la zona la conosco e ho molto tempo da far trascorrere. Cappuccio e WiFi gratis da Starbucks mi tengono impegnata una mezz'ora.
Mi tuffo per l'ennesima volta nella selva del mercato ri-fotografando tutto. Seguo la direzione presa dalla maggior parte delle persone ed esco dal quartiere. Sono diretti, scopro, al tempio delle divinità della città e provincia. Ci si spinge fra venditori di bastoni di incenso grandi come manici di scopa e banchi di decorazioni e paccottiglia.
In fronte ad un tempietto un bruciatore raccoglie una foresta di incenso che brucia lanciando alte fiamme. Tutto profuma.
Subito oltre si apre una corte che dà al portale delle sale per la preghiera. All'interno statue dorate di 10 metri dalle espressioni crucciate o benevole osservano chi le prega.
Monaci nero-vestiti raccolgono soldi e offerte e restituiscono cartoncini rossi.
Attorno al muro di cinta tutti fan la fila per strofinare la mano su grandi caratteri scolpiti che rappresentano 'longevità', 'salute', ecc.
Esco facendomi largo fra la folla. Prendo una specie di tondino di pane cotto sul carbone e reso piccante dalle spezie. Finisco il pane al curry di ieri.
Mi intrufolo in vicoli sempre visti bui e ora frementi di attività. Seguo una massa compatta di uomini con zucchetti bianchi richiamati alla preghiera da un'invisibile muezzin.
Mi ritrovo alla grande moschea. Quella di ieri era un'altra, non la prima e più antica di Cina. Questa è più grande e affascinante.
Nascosta fra le case, divisa in 4 giardini, ospita ora centinaia di credenti.
La sincresi religioso/architettonica è tale che bisogna ricercare i segni di um qualcosa d'arabeggiante per poter realizzare dove ci si trova. Le decorazioni non sono solo fiori di loto e draghi ma anche scritte arabe. Lo stesso dicasi per per le steli disposte nei giardini. Le torri dei muezzin sono camuffate da pagode.
Bambini si rincorrono e tutti parlano fra loro. Suona strano il continuo salutarsi con 'Salam al'eikum'. Gli uomini sono barbuti e più sono anziani e più è lungo il pizzetto che portano.
Dagli amplificatori sparsi lungo la struttura risuona una voce e tutti si fermano muti.
Rivolti verso la sala di preghiera alzano le mani al volto e fanno come il segno di lavarsi il viso.
Vado verso la costruzione centrale, appunto il luogo di preghiera, ma non si può entrare. Un ragazzino mi chiede in inglese di dove sono. 'Italiano' gli dico. Sorride e mi dice 'welcome'.
Sono le 15 e sto passeggiando da molto. Torno da Starbucks per un'altra dose di cappuccio & WiFi.
Il posto attira tutti gli occidentali di Xi'an, direi. Ne conto 11. Mi siedo sullunica sedia libeta accanto ad un americano e parliamo per un poco. È qui da 1 anno al seguito della moglie, cinese naturalizzata americana. Parla cinese e la città gli piace per la sua 'cinesitá' pura e spesso ostle agli stranieri. Mi dice che in pratica son stato scemo a pensare di passare qui 3 giorni.
Mi alzo, saluto, e riprendo il giro. Mi dirigo ad un parco che già so sarà triste ma per me è un poato dove sedere.
Il parco della rivoluzione, si chiama. Praticamente uguale a quello di ieri. Passo un'ora seduto su di una panchina a leggere e scrivere parte di questo post.
Un gruppo di anziani canta per diverso tempo a squarciagola accompagnati da uno di questi che suona uno strumento monocorda con un archetto.
Ogni tot minuti si avvicinano dei bambini per ammirare Lo Straniero (fa un po spaghetti western sta cosa) e talvolta rivolgermi un 'hello'.
Sono le 18 e vado a riprendere lo zaino, fermo un taxi e mi faccio portare in stazione. È grande come l'aeroporto di Venezia, forse qualcosa di piu. C'è il WiFi, uno shop aperto.
Scrivo questo post e sgranocchio delle specie di lunghi taralli intrecciati.
Arriverò a Nanjing alle 5. Spero divtrovare un taxi e non avet problemi col check-in anticipato. Avevo chiamato e in teoria dalle 6 si può fare.
Spero in una stanza grande, bella, un letto soffice una doccia bollente. Il mio programma per domani è : non far niente.

1 commento:

  1. ...Si, saranno anche belle costruzioni, con un certo fascino, ... però pensare che in tutto il mondo si sprecano tempo ed energie per costruire "templi" .... MAH??? ...
    PS: potevi fare il coro con i vecchietti, no?? ... non fare l'asociale come quel povero vecchio di tuo padre ... (!)
    PPSS: quella degli "spaghetti western" l'avevi già scritta ....

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