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sabato 15 febbraio 2014

Titoli di coda

Ecco, è finita. Sono le 20 e lo zainone è nelle fauci della Emirates.
Fra poco si parte.
Sono stato mandato a quel paese....e ci sono andato per davvero.

E sì, sono molti i ringraziamenti che sono dovuti. Ovviamente non sono completi e/o in ordine.

Iniziamo :
Al popolo cinese tutto,
A mia madre & mio padre per avermi supportato e parzialmente finanziato,
Alla Windhorse Travel per essere stata così preziosa nell'aiutarmi a prenotare,
Alla Huawey per vendere smartphone buoni a prezzi accessibili,
A Tripadvisor, Agoda, Lonely Planet senza i quali non avrei potuto muovermi come ho fatto,
A Lisa per avermi accolto e introdotto nel paese,
A Caterpillar per fare scarpe cosi buone ed economiche,
A Saporedicina.com senza il quale non mi sarebbe forse neanche venuta l'idea di partire e da cui ho pescato miriadi di dritte assolutamente fondamentali,
Ai colleghi al lavoro che mi hanno coperto durante questa mia divagazione,
A strongvpn per aiutarmi a battere la web-censura del grande firewall,
A WhatsApp che mi permette qualche contatto con chi parla la mia lingua (e serve, quando non dici più di 20 parole al giorno per un mese),
A Ying che mi ha sopportato e dato ottimi consigli anche a distanza e che sarà delusa dal fatto che il mio cinese è ancora pari a zero,
A Ferrino e Quicksilver,
A Google e le sue apps,
A tutti quelli che mi hanno consigliato e aiutato a organizzarmi,
Al Codex che immagino mi abbia evitato diversi possibili scherzi di pancia,
A chiunque abbia inventato le batterie esterne per i telefoni e a chi mi ha consigliato di acquistarne una,
A chi mi ha tenuto in caldo la casa togliendomi un pensiero,
A chi mi ha scritto mentre ero via, è significato molto,
A tutta la musica che amo, che ho portato con me e mi ha tenuto, ancora, compagnia,
A Stephen King e D.F.W.

Thanks to the 'mysterious' reader from uk who has -sporadically- read my blog (sic)

MA -SOPRATTUTTO- GRAZIE A TUTTI VOI CHE MI AVETE SEGUITO.
Chiunque voi siate.

Non mi aspettavo tutte queste pagine lette, il blog era pensato per me in primis e poi, anche, per poter comunicare con uno strumento solo a tutti quelli che potevano esserne interessati che...beh...ero ancora vivo, ecc.
Sono stato sincero in tutto e ho descritto e niente più quanto vissuto.
Vi è piaciuto?
Sì?
No?
È andata così lo stesso.

Grazie

venerdì 14 febbraio 2014

Una lenta mezza giornata a Suzhou

La notte è piuttosto agitata e per le 5, anche se è ancora buio, sono già sveglio.
So che oggi devo prendermela con calma, ricontrollare le valigie non pensare di fare chissà che e prepararmi alla partenza, che ormai è dietro l'angolo.
Verso le otto e mezza, anche se nel frattempo non ho ripreso sonno, mi alzo r faccio colazione con latte e la brioche ieri che realtà si rivela una ciambella intrecciata. Una colazione un po' pesante ma, dato che ho dormito poco e chr le prossime 24 ore verosimilmente non chiuderò occhio, più calorie ingerite sono solo una cosa positiva.
Faccio il check in con la Emirates e fortunatamente riesco scegliere due posti finestrino.
Riaccio per l'ennesima volta lo zaino e riesco a farci stare anche un po' di cose che prima erano nel trolley che ora risulta mezzo vuoto, più leggero e soprattutto più utile per quando sarò in aeroporto.
Faccio ancora due passi per zone già viste, prendo un caffè, faccio le ultime foto.
Devo stare attento a non far scaricare lo smartphone che mi sarà compagno fedele durante le attese nelle sale d'aspetto e in aereo.
Casualmente mi ritrovo in un ampio mercato coperto. Vendono un sacco di abalone, che vedo per la prima volta e fa un po' impressione, e di pesci allungarti che paiono serpentelli con lisci dorsi privi di squame a macchie che ricordano un po quelli delle trote.
Tutto è decisamente lercio. Verdura poggiata su pavimenti luridi a fianco dei banchi dove sgozzano polli. Un'infinità di pesce agonizzante in vasche di plastica basse che, continuamente alimentate, riversano acque che sanno di marcio tutto attorno. Eppure è affollatissimo.
Cammino fin le 14. Sui ponti vicino l'albergo un paio di coppie in vestiti tradizionali fanno foto quando riescono ad allontanare i curiosi.
Per le 15 sono in stazione A Suzhou, col mio solito anticipo (non si sa mai). Lo zaino è un mostro di piombo che non vedo l'ora di veder sparire nel nastro trasportatore in aeroporto.
Ma ci sarà un po di strada da fare, prima Shanghai Hongquiao e poi un'intera linea della metro.
E temo arriverò cosi in anticipo da non poter fare subito il check-in. Vedremo.

Il viaggio è finito, non credo ci sarà altro da dire. Sommando voli, cambio di fuso e attese fra 30 ore sarò a Venezia.

Non farò ultimi commenti riguardo cosa ho imparato da questa mia esperienza o stupidaggini del genere.
L'unica cosa che mi è chiara è che si fugge da qualcosa... questa ti precede.

Le scarpe erano nuove e di buona qualità. Di seguito una foto a far vedere come sono ora. È stata impegnativa.

L'ULTIMA CENA

Esco un po' prima del solito saran state circa le 18 e 30, giro ancora un po' il quartiere.
Gente che vende rose è spuntata improvvisamente ovunque, ne incrocio a decine, per lo più gruppi.
Ovunque mi giri solo coppie rigorosamente per mano, lei con un fiore.
Negozi espongono quasi tutti lavagnette con cuori e scritte cinesi che non so interpretare ma delle quali mi è chiaro il significato.
Abbandono la zona anche perché so che i ristoranti qui non sono riscaldati e, ora che il sole è sceso, la temperatura si è abbassata notevolmente.
Torno dalle parti del ristorante di ieri sera.
Qui lo spazio è maggiore, i viali sono larghi, non come dalle parti del mio hotel dato che c'è il canale.
Avendo più spazio gran parte delle gioiellerie e dei negozi di vestiti hanno steso tappeti rossi che conducono all'ingresso che spesso è abbellito con grandi archi in fiori rossi bianchi e viola.
Trovo un posto proprio vicino al tempio taoista ed entro. Credo sia superfluo dire che sono l'unico che si siede a un tavolo da solo.
A rimarcare la cosa l'unico tavolo piccolo, quello a cui vengo accomodato, è sistemato su di una pedana che probabilmente funge da piccolo palco quando la sala è affittata per cerimonie.
Sguardi indagatori mi circondano.
Stasera, per la prima volta, mi disturba parecchio lo sguardo di chi individua uno straniero, per lo più solo in questa serata.
Il menù è rigorosamente in cinese ma ci sono le foto.
Stupidamente, forse per compensare o per togliermi l'ultimo sfizio, ordino due piatti.
Avanzerò parecchio, le porzioni sono incredibilmente abbondanti.
La prima portata è un piatto di noodles in brodo di pesce con pollo a straccetti e della verdura. È molto buono ma solo la pasta saran almeno due etti.
Ho ordinato poi anche un piatto di manzo. È un po' piccante, cotto in salsa agrodolce. Non ne mangio molto anche perché la parte grassa è parecchia e un po' mi ha stancato. Questi due piattoni più una birra per 107 yuan.
Esco, ma dopo poco decido ritornare verso la stanza. Non è serata con tutti questo sbattere in faccia cuori, rose, coppie innamorate.
Mi riprometto di passeggiare almeno un po' lungo il canale ma la situazione non è differente. C'è talmente tanta gente che per la prima volta si cammina secondo il gusto di quel che sta molto più avanti nella calca. Se si ferma a guardare qualcosa ad un banco o a una vetrina ci si ferma tutti.
E con tutti i venditori di rose, collanine, ninnoli, eccetera le soste sono parecchie.
Effettivamente, penso, le luci soffuse e l'atmosfera del posto sono una buona zona per fare quattro passi con la propria donna. Capisco perché son tutti qui.
Quando, attraversando un ponte illuminato da led arancioni che si riflettono sulla superficie dell'acqua scura, quasi sbatto contro una coppia che si bacia proprio mentre inaspettatamente in cielo iniziano ad esplodere fuochi d'artificio penso che... beh... è inutile tentare. La serata è chiusa, ritorno un hotel.
Debbo dire che, almeno per una volta, stasera non mi sono stati offerti massaggi speciali. Almeno questo.
In fondo e sì ultima serata ma non è da questa che porterò qualcosa casa. Quel che conta non è oggi ma quel che è stato. E malauguratamente la cosa è applicabile non solo al mio viaggio in Cina.
Domani la giornata sarà certamente passata nell'attesa di prendere l'aereo, che è alle 23, solo un'ora prima della fine del giorno.
Ho già chiesto in reception, il check out è alle 12, se posso lasciare qui bagagli per un paio d'ore e mi hanno detto che non c'è problema.

Jeans e leoni

Anche stamane il sole s'insinua presto nella camera e mi sveglia poco dopo le 6. Cerco di resistere ma avevo lasciato uno spiraglio anche nella tenda di fronte al letto. Dopo le 8 mi sono già lavato e ho fatto colazione.
Il tempo è decisamente migliore, ci sono 5 gradi e un po' di sole.
Percorro le stradine del quartierino costruito fra i canali e arrivo alla piazza del Tempio taoista.
C'è un'infinità di banchetti e gente con mazzi di incenso ma mi sbrigo ad entrare perchè vedo una piccola processione preceduta da monaci che entra dove ci sono le statue del Buddha.
In preghiera parecchie persone  che indossano uno scialle giallo con scritte cinesi in arancione. Si inchinano molto più delle usuali tre volte, come ho sempre visto fare.
Sei monaci vestiti di nero suonano una melodia con flauto, tamburo, piattini di metallo, campana e un campanaccio di legno.
Un altro, vestito in una sgargiante tunica rossa a disegno di draghi intrecciati, stringe fra le mani una tavoletta che rivolge alla statua e sembra fare delle offerte di pezzettini di incenso.
Li seguo per un po' e di nascosto riesco a fare anche qualche foto.
Dopo un po' li lascio fare e mi guardo intorno. La costruzione è imponente e soprelevata rispetto alla piazza, costruita in legno laccato di rosso, ampi portali intarsiati.
Di fronte un bruciatore è colmo di almeno un metro di cenere d'incenso.
Attorno al piazzale altri templi più piccoli dedicati ad altr divinità, ci sono quella della letteratura e quella della ricchezza.
In particolare di fronte a quest'ultima la gente si sbraccia e prega concitata, stringendo i più grandi bastoncini di incenso che abbia mai visto. Lunghi almeno un metro e mezzo e larghi quanto una mano può contenere.
Tutt'attorno è un brulicare di negozi che vendono statue, mucchi di incenso, seta, giocattoli, sigarette, cose da mangiare e da bere.
Per fortuna sono arrivato presto perché mentre esco c'è già coda all'ingresso.
Non so cosa rappresenti di preciso questo giorno ma deve essere qualcosa di importante per richiamare tutta questa gente.
Il tempio si trova nel centro dell'area commerciale dove sono andato a cena ieri sera.
Oggi è venerdì però pare un giorno di festa, una moltitudine di persone si riversa dalla metropolitana verso i negozi.
Per lo più sono coppie che si tengono per mano, quasi tutte le ragazze camminano con una rosa o un mazzetto di fiori fra le mani.
All'entrata della metro ambulanti cercano di vendere rose agli smemorati.
Percorro una decina di fermate e scendo alla stazione prossima al tempio di Hashan.
C'è un po' di strada da fare a piedi lungo un orribile e ampio stradone che copre il fiume, attorno ampie aree rase al suolo e piene di macerie in previsione di qualche nuovo centro commerciale.
Pago il biglietto ed entro in un'area che in realtà e antistante al tempio e avrebbe la presunzione di essere un parco panoramico nonostante la vicinanza al traffico convulso.
È una semplice piacevole area verde che dopo poco diventata silenziosa, se si esclude il monotono ribombare dei motori delle grandi chiatte che lentamente scivolano per i canali.
Con la mia solita dovizia cerco di percorrere le zone che mi paiono più interessanti e non eccessivamente battute dagli altri visitatori. Incappo in un giardiniere che si sta lavando, ripeto fanno 5 gradi, con dell'acqua calda e un panno vicino all'ingresso di una casupola.
In un padiglione un signore suona un flauto traverso in legno, mi fermo un po' ad ascoltarlo fino a quando non mi rendo conto che è lì per vendere flauti.
Cammino per un po' fino a superare un ponte antico ad arco molto accentuato che porta ad un piccolo quartierino commerciale in fronte al tempio che cercavo.
Curioso per un po' in un negozio piuttosto mal messo dove vendono cose vecchie.
Libretti rossi, spille di Mao, vecchi libri cinesi, qualcosa di giada. Attira la mia attenzione un banco sul quale sono disposti dei fumetti lunghi e stretti, a striscia, come si usava da noi 60 anni fa.
Topolino e Pippo sono mal disegnati, le pagine in bianco e nero stampate in bassa qualità, tutte a puntini.
Sorprendentemente pare pubblicassero così anche l'A-team.
Il tempio pare piuttosto antico anche se i padiglioni sono dipinti di rosa sgargiante.
Al centro un'alta pagoda, sulla quale non è possibile salire, con nella base 4 Buddha dorati seduti su fiore di loto ai quale quali è possibile avvicinarsi tramite 4 ponticelli in pietra bianca.
Anche in questo tempio parecchie persone pregano e bruciano incenso.
Ripercorrono il brutto stradone e vado nella nuova Suzhou.
La fermata è vicina ad un grande lago che si chiama Jinji.
Una volta sceso per prima cosa cerco il paio di jeans giganti ma non li trovo in nessuna direzione.
Ovviamente ci sono praticamente sotto.
La costruzione non è terminata, alta 300 metri e ricoperta in vetro di un azzurro scuro. Al centro, a collegare i due palazzi  che compongono la struttura, un alto prolungamento crea una gigantesca forma ogivale.
A me ricordano dei jeans un po' zampa e a vita bassa.
Il lago di fronte è grande forse come quello di Hangzhou solo che offre una vista inedita. Sulla riva destra case basse e bianche, in mezzo un'isola con una pagoda e fianco una tonda antenna che quasi la supera in dimensioni.
La riva sinistra mi fa venire in mente Miami. Un fiorire di grattacieli disposti ordinatamente lungo il borgo del Lago.
Cammino lungo la riva per un bel pezzo, il parco è estremamente curato ed è piacevole passeggiare.
Ogni tanto incontro delle statue, l'ultima è un grande Don Chisciotte e Sancho Panza con l'espressione un po' ebete che puntano la lancia in direzione di 'Miami'. Suona come volessero proteggere il piccolo quartiere tradizionale sopravvissuto alle loro spalle dai mostri moderni che da distante incombono. Trovo appropriata in questo caso l'espressione 'lottare contro i mulini a vento'.
Tornando provo a fermarmi in 'Centtal Square' che in realtà è orribile e minuscola.
Sono un po' stupito dal nome altisonante data la quantità di parchi e giardini meravigliosi che già la città offre.
Torno in zona Pishi Je con l'intenzione di rivedere la via e magari curiosare ancora nel mercato degli animali.
Ad un banchetto compro una specie di burrito con dentro un po' di tutto ma, dopo due morsi, credo che contenga trippa e lo getto un po' nauseato.
Allora compro un pane con pesce secco in scaglie e pancetta e una brioche per domattina.
Sdnza rendermene conto mi trovo davanti al Lion groove garden.
Il parco è di costruzione recente, così come le strutture che contiene, ma si rivela davvero spassoso.
Il riccone che si è fatto costruire questa residenza aveva buon gusto e un gran senso dell'umorismo.
Anche in questo parco ovviamente l'acqua la fa da padrona ma la particolarità principale sono le rocce.
Le solite e strane rocce marine qui sono presenti in quantità mai incontrata finora e costruiscono colline e collinette che occupano quasi la metà di tutta l'area.
La cosa divertente è che, anziché avere tanti sentierini fra le rocce dai quali è possibile uscire per andare in altri punti, qui ve n'è solo uno e intricatissmo che entra ed esce per galleria, sale su pagode, scendere per ponticelli sull'acqua. Si fa un lungo giro per coprire minime distanze e sembra non finire più. È come una piccola giostra di roccia.
La temperatura nel frattempo si è alzata e posso girare senza sciarpa, cappello e con la giacca aperta.
Torno effettivamente in Pishi Je e do un'occhiata ai negozi. Al mercato degli animali nuovamente importuno ha un placido coniglio e faccio una coccola ad un criceto mentre due ragazze mi fissano come se avessi cercato di strangolarlo.
Torno nella zona del giardino dell'umile amministratore e mi guardo in giro cercando di non far troppo caso  alla quantità di coppiette per mano.
Rifaccio la via lungo canale che porta all'albergo e son comparsi decine di ambulanti (e coppie di fiori dotate).
Torno in stanza.
È tempo di fare le valige.

giovedì 13 febbraio 2014

La penultima cena

Finito di scrivere il post precedente, lavato e riposato un po' esco di nuovo.
Mi dirigo verso la grande zona di negozi scoperta oggi vicino al tempio taoista.
Tutto è ancora aperto ma i ristoranti non sono molti. La gente a spasso non è qui per cenare ma per sbirciare le vetrine.
Trovo un posto al secondo piano di un palazzo. Si pubblicizza come facente parte di una catena fondata da un grande chef. Master Kong. Suona come una versione 2.0 dello scimmione del film.
La sala è ampia è illuminata con cura, piccoli tavolini in legno, di sottofondo (ahimè)un cd di Avril Lavigne.
Ordino una birra un piatto di manzo e riso con zenzero. Assieme arriva anche una scodellino di brodo di pollo e porri.
Un brodo lo asaggio appena, il gusto del porro è molto deciso.
Il riso è a forma di scodella rovesciata semplicemente bollito. Il manzo, non molto, a tocchettini cotto in un'acquosa salsa lievemente piccante a base di pomodoro e soya.
Assieme anche pezzettini di zenzero bollito freddo, tofu e mezzo uovo.
Mangio abbastanza bene, spendo 37 yuan.
Cammino tra la gente guardando anch'io le vetrine, giusto per non tornare subito in albergo.
Coppie per mano guardano gioielli nelle vetrine e si sorridono.
Io invece, in due occasioni, vengo fermato per la solita offerta di 'massaggio speciale'.
Prendo uno spiedino di frutta fresca caramellato e con mio disappunto due palline rosse che non capivo bene cosa fossero si rivelano pomodorini ciliegino.
Già a Nanjing la prima sera, quando mi offrirono la frutta, c'erano di pomodorini. Mah...=\
Di fronte ai negozi, anche lungo le strade più piccole meno frequentate e spesso buie, sono spuntati improvvisamente mazzi e mazzi di rose.
Sono quasi tutti piuttosto volgari e bambineschi, le rose sono coloratissime (con inchiostri) spolverate di brillantini e spesso ogni singolo fiore è avvolto da tulle.
Ripercorro avanti indietro la via pedonale lungo il canale vicino all'hotel e anche questa sera scogo la signora vestita come all'opera che fai uno spettacolo per chi prende il tè nel suo locale. Alle spalle ha diversi strumenti tradizionali che prende con ampi movimenti delle braccia avvolte in un largo vestito di seta. Li suona ma da fuori non si sente.
Torno in hotel piuttosto provato dalla giornata e un po' intristito da tutto questo spendersi dei negozianti per ricordare che fra qualche ora sarà la festa degli innamorati. Potevo prendere il biglietto dall'aereo per il 14 ma non ci avevo pensato.
Domani visiterò il tempio taoista e poi magari andrò in metropolitana nella Suzhou nuova per capire, anche, cosa siano quei giganteschi jeans visti dalla pagoda.

In marcia anche oggi

Il sole filtra presto attraverso le tendine in pagliericcio che coprono le finestre.
Verso le sei  sono sveglio ma mi rigiro. Prima delle 8 ho deciso che proprio non mi voglio alzare.
Quando è ora scosto il piumone con un po' di timore ma la temperatura è buona, siamo a 21 gradi. Faccio la doccia rimandata, lavo i capelli e mi cambio completamente tutti vestiti. Non ha senso che faccia scorta di quelli puliti visto che dopodomani sarò già in aereo.
Seduto al tavolino all'ingresso faccio colazione con latte e biscotti guardando fuori i tetti neri delle case
Il programma di oggi prevede di visitare alcuni dei diversi giardini che costellano sul tuo Suzhou.
Fuori è un po' coperto anche se il sole a tratti si mostra, per sicurezza porto con me l'ombrello.
La prima tappa è il giardino del maestro delle reti, ma sulla strada devo individuare un' agenzia dove vendono biglietti del treno. Debbo ancora prendere quello per Shanghai.
Cammino per vie che ancora una volta mi ricordano il traffico calmo e l'atmosfera di piccole case e negozietti di una città balneare.
Gli stradoni qui sono separati dalle grandi zone abitative, servono piuttosto a circoscriverle e facilitarne l'accesso. Non è insomma il solito groviglio di grigie e tristi mega-strade che servono solo a trasportare rapidamente i lavoratori dall'azienda al letto.
Mi ci vuole una mezz'ora per arrivare e noto con piacere che finora non sono incappato nemmeno una delle solite grandi catene che sembrano invadere tutto il paese. McDonald, Daiey Queen, Costa, KFC, Pizza Hut, Bread Talk.
Certo, ci sono diversi bar e locali palesemente per stranieri e turisti ma è diverso, suona 'più autentico'.
Nel buio nel bugigattolo dove vendono biglietti una ragazza parla inglese e prenoto su di un treno superveloce per le 16 e 45 del giorno 15.
L'aereo è alle 23 e spero mi tengano i bagagli in hotel per un po' anche dopo il check out, che è alle 12 al massimo, senza fare storie. Poi dovrò aspettare parecchio comunque in aeroporto ma sono talmente carico che, per quanto mi attiri, l'ultimo giro a Shanghai non sarà fattibile.
Intro incuriosito in uno dei pochi negozi di dischi e DVD che abbia incontrato in Cina. Purtroppo vengono solo film occidentali e poca musica cinese che dalle copertine direi essere tutta melodica o commerciale
Il Giardino del maestro delle reti è nascosto e incassato fra vicoli.
Potrei descriverlo senza problemi ma mi troverei a ripetermi per l'ennesima volta. Laghetti, padiglioni, un tempio, boschetti di bambù, alberi antichi e scavati dal tempo.
Eppure ogni volta che entro in una di queste residenze è un'esperienza sempre speciale. Hanno un che di unico bello che le distinguono che complesso cercare di spiegare a parole. È come cercare di descrivere le donne che ti son piaciute, non si può trasmettere un sentimento descrivendo l'estetica.
I giardini sono quieti e pacifici fino a quando non arriva una che comitiva di turisti americani che si urla sonori 'Helloooo!' da un punto all'altro del parco.
All'uscita c'è uno shop che si chiama 'Capitano' dove vendono seta, quadri, teiere e tante altre piccole e belle cose (molto care).
Fanno anche caffè che bevo seduto su di un'antica sedia mentre mi godo la vista dei bei quadri a grossi caratteri neri cinesi che mi circondano.
Il sito successivo che intendo visitare si trova ad un'altra mezz'ora di cammino. Il Tempio di Confucio e l'antistante padiglione Canglang.
Il tempio purtroppo è accessibile solo in piccola parte perché in fase di restauro. Nei cortili delle esposizioni di steli inn pietra che ripercorrono la storia dei traffici commerciali della città.
La mia attenzione però è rivolta ad altro perché mentre entravo 4 tizi in motorino mi sono avvicinati dicendomi 'money' e poi qualcos'altro che non ho capito.
Mi è sembrato che avessero iniziato a seguirmi.
In realtà li vedo poi fuori, avevano posteggiato gli scooter e individuato un turista per la mercanzia che stanno iniziando ad esporre e che chiaramente non mi attira.
Il padiglione invece è di fatto un altro giardino che si rivela simile ad altri ma sempre un' esperienza che vale la pena fare. Un paio di signore cinesi mi chiedono di fare loro una foto fra i pruni in  fiore ma non paiono molto soddisfatte risultato.
Già che ci sono mi allungo verso una tappa della quale non sono molto sicuro e che avevo ritenuto troppo distante.
In linea retta dall'hotel sono circa 7 chilometri ma io ho già fatto un bel giro e sono un paio di chilometri più vicino.
Percorro un maledetto lunghissimo stradone dove si vendono solo abiti da sposa.
Dovrei entrare in una villa costruita su una collina artificiale da qualche riccone della zona ma quando arrivo si rivela essere chiusa forse da un po'.
Mi ritrovo quindi a pescare dal mazzo delle alternative. Su TripAdvisor avevo letto di un altro posto chedovrebbe meritare, come sempre mi sento in colpa se mi fermo troppo lungo.
In quasi un'ora di cammino arrivo in una zona di alti palazzi e centri commerciali. La mia prima impressione viene smentita, trovo McDonald.
Intravedo però una via-mercato dove un sacco di gente a spasso mangiucchia curiosando fra i banchi.
Prendo un pane tondo che so essere tipico delle zone musulmane del paes. Poi però vengo attratto da un posto similar a bread talk dove compro un pezzo di pane nero (non tedesco, nero di colore) con sopra del tonno secco e anche una pagnotta con paprika e pancetta. È un acquisto saggio perché il resto del giro mi farà faticare parecchio.
Alla fine di questa via un portale conduce in un'area simile a quella dov'é l'hotel che scorre che e si dipana fra piccoli canali e casette antiche.
Decine di negozi simili a quelli trovati un po' dappertutto nei posti turistici attirano una moltitudine di persone. Prendo un cocco da bere.
Proeguendo, passato un ponticello, la via cambia aspetto e diventa cittadina e popolare. Il mercato turistico fa spazio a un mercato vero e proprio dove si vendono verdura, frutta, carne, pesce, vestiti.
Anche qui molti ambulanti che vendono zampe di gallina per le quali questo inverno c'è una gran richiesta a quanto pare. Non capisco bene se siano bollite o fritte ma vengono servite in una ciotola da sgranocchiare così.
Pescivendoli hanno vasche piccole e basse con grandi pesci agonizzanti pronti per essere ammazzati alla prima richiesta di un cliente. Lo stesso dicasi per le galline tenute in gabbia vicino ai banchi dei macellai.
Più vado avanti e più mi ritrovo nella vita di ogni giorno di chi vive qui, i negozi sono radie vendono cose essenziali. Bambini si inseguono lungo la strada, anziani seduti sulle soglie si parlano e si voltano quando passo.
Sto cercando di passare dall'altra parte del canale per poi tornare indietro e visitare un altro giardino.
Ma non ci sono punti o passaggi sull'acqua e mi trovo a camminare a lungo e di buon passo fino a quando sotto ad un viadotto autostradale trovo una scalinata che conduce allo stradone e poi dall'altra parte.
Sono arrivato alla fine del lungo fiume che, stando a quanto diceva il cartello all'ingresso di questa zona, è di sette miglia.
Passo quindi dall'altra parte della riva e anziché seguirla mi intrufolo nel quartiere dove non credo un turista abbia mai messo piede se non perdendosi.
Tutta la zona è esclusivamente pedonale anche se bici, motorini e altri mezzi a due o tre ruote se ne infischiano.
Per quanto stanco mi godo questa impressione di n una realtà non mistificata per lo straniero.
I piedi cominciano a urlare vendetta e inizio a pensare che forse dovrei cercare una fermata della metropolitana. Ma, del tutto inaspettatamente, mi ritrovo al Lingering Garden.
So essere un posto molto bello, prendo il biglietto ed entro.
È una casa costruita in stile tradizionale con stanze sparse fra decine di piccoli e grandi giardini collegati da rocce di grande effetto scenografico e corridoi aperti dai tetti neri.
Anche qui trovo una parte dedicata interamente ai bonsai, solo più grande di quella vista ieri, e ne ammiro alcuni di stupendi.
Lo visito tutto e faccio molte foto perché il posto davvero merita. Stagni con carpe rosse, padiglioni costruiti su collinette artificiali in sasso, sentieri fra tunnel di bambù e pruni in Fiore.
Mi dirigo alla metro che, per grazia di Dio, è vicina e scendo una fermata prima di quella del mio hotel.
Voglio individuare il tempio taoista, che è una delle poche attrazioni della città che ancora mi mancano, per poterci arrivare domani senza perdermi.
A ripensarci dovunque sia stato finora, per quanto velocemente, sono riuscito a vedere tutto quel che mi ero programmato, escludendo solo piccole cose.
Questa area, per quanto molto vicina a dove dormo io, mi era del tutto sfuggita.
È una gigantesca zona di mega negozi dove mi accorgo che qui ai cinesi della seta non importa niente. Principalmente ci sono grandi magazzini di vestiti, scarpe, trucchi. Tutti occidentali.
Torno in hotel e provo a fare un calcolo di quanto ho percorso oggi ma non ci riesco. In compenso i miei piedi lo sanno benissimo.
Mi stendo sul letto, la stanza è calda. Aspetto un po' poi andrò a fare una doccia, e cercare una cena.

mercoledì 12 febbraio 2014

Cena sui canali

Il termostato segna ancora 15 gradi nonostante il riscaldamento sia acceso da un paio d'ore. Rinuncio alla doccia nonostante ne abbia forse un po' bisogno perché l'alternativa sarebbe una polmonite.
Fuori il sole è calato e la temperatura non supera molto lo zero.
Il canale (come lo chiamano qui, ovvero il fiumiciattolo) e la strada pedonale sono illuminati discretamente per mettere in risalto il fascino della zona.
Non come altre volte in cui invece viene usato un bello sfondo per trasformare una via in un'unica luminaria.
Piove leggermente.
Poche persone a spasso e parte dei negozi in via di chiusura.
La maggior parte dei locali sono bar o sale da tè e questo rende un po' complessa la ricerca di un pasto.
Passo alcuni locali vuoti ed entro in uno dove una famigliola sta finendo di cenare.
Dalle giacche che tutti indossano capisco che anche qui come a Pingyao i locali non sono riscaldati.
Ordino dei baozi e un piatto di silk noodles con manzo. E un bicchiere di tè locale.
I baozi sono sempre buoni, caldi e morbidi. Contengono una polpettina di carne bollente, probabilmente sono stati scaldati nel forno a microonde.
I noodles invece mi vengono portati in una ciotola sopra ad un bruciatore ad alcool. Pezzettini di carne e foglie verdi di una verdura che non saprei identificare galleggiano su di un abbondante sugo rosso acquoso. Non vedo noodles però. Un po' alla volta questa zuppa si scalda e inizio a mangiarla.
La carne contiene un po' di grasso e di tessuti connettivi, nel complesso il piatto è buono e leggermente piccante. Arrivato quasi alla fine, mentre cerco nel fondo della ciotola, scopro la pasta e non so bene come mangiarla.
Ho solo le bacchette e il tutto a posto sopra ad un piccolo treppiede bollente per la fiamma.
Un cameriere un po impietosito, credo, mi appoggia la scodella su di un piatto così riesco a finire. La pasta è sottile come capelli d'angelo e completamente trasparente ma non appiccicaticcia come gli spaghetti di soia. Dovrò informarmi su cosa sianoo di preciso questi 'silk noodles'.
Il thè viene servito in un alto e capiente bicchiere da cocktail (tipo Long Island) e sulla superficie galleggiano fiorellini bianchi simili a piccole margheritine. Spendo 47 yuan.
Cammino lungo il canale, andata e ritorno, ma non c'è molto dato che tutti i posti sono ormai chiusi o quasi.
In quella che mi sembra una sala da tè gente gioca a Go. Su di un palchetto una signora vestita come se fosse un'attrice dell'Opera di Pechino parla al pubblico ma non sento cosa dice... e tanto non capirei.
In stanza ci sono 17 gradi. Il bagno è ancora polare. Credo terrò acceso il riscaldamento 24 ore su 24 sperando che chi viene a fare le pulizie non decida di disattivarlo.
Sgranocchio un wafer sotto il piumone e sistemo il programma per domani.

La bella Suzhou

La notte passa tranquilla ma mi sveglio poco dopo le 6.
Me la prendo con pò di calma, vado a fare colazione e per le 8 sono già in metropolitana.
Il tempo sembra peggiorare di nuovo e il trolley pesa dannatamente.
Arrivo alla sala d'attesa dedicata al mio treno, come mio solito, con largo anticipo. Correggo il post sgrammaticato di ieri e inizio un altro libro di Stephen King.
Salgo su un treno superveloce spazioso e confortevole.
Ripassiamo per Shanghai e dopo mezz'ora circa sono a Suzhou.
Ci sono due linee della metropolitana appena terminate di costruire. I treni sono lindi e bianchi e, come sempre, ci sono indicazioni chiarissime e annunci anche inglese.
Scendo alla fermata vicino all'hotel, che dovrebbe trovarsi in piena area storica, e mi trovo in uno dei tanti anonimi stradoni affrontati tante volte.
Seguo il GPS e individuo la strada pedonale dell'hotel. Non c'è molta gente, negozi sono molti.
A fianco della via scorre un canale di un verde denso. Le case sono basse, muri bianchi, tetti neri.
Ci vuole un po' per trovare l'albergo, l'insegna è messa di sbieco su di una grande lanterna gialla.
È un'antica casa tradizionale abitata da almeno 6 generazioni e trasformata in alloggio con una cinquantina di stanze.
È molto diverso da quella di Pingyao, nell'atrio sedie legno scuro, elaborati cuscini in seta rossa, tre statue di divinità forse a proteggere la casa.
Subito dietro corridoi e cortili ricchi di consunte pietre ornamentali, bambù e piante con qualche bocciolo.
Alla reception non parlano inglese ma presentando il passaporto trovano la mia prenotazione e mi portano alla stanza
È al piano terra ed è molto fredda. È semplice ma bella, pavimenti coperti con stuoie e bassi mobili in legno castano. Due grandi letti, una tv e un alto apparato per riscaldare a ventola. I serramenti avranno più o meno l'età della casa e dentro c'è appena poco più della temperatura esterna. Il punto è che togliendo la tessera per aprire la porta dal suo alloggiamento la corrente viene interrotta anche al riscaldamento. Il bagno è semplice ma pulito, piastrellato in grigio, con doccia e anche vasca. Purtroppo non individuo col telefono una rete wifi e non trovo cavi di rete. Sarà un soggiorno un po' particolare ma credo che mi troverò davvero bene. Pare confortevole e silenziosa, e poi la vista sul giardino colpisce.
Mi fermo poco in stanza, estraggo lo zainetto, ci metto le cose fondamentali e inizio il giro di perlustrazione.
La strada pedonale è stretta e lastricata in pietra, ai lati diversi locali che offrono caffè e cappuccino, negozietti che vendono seta e artigianato locale, banchetti che cucinano sulla strada.
È piacevole passeggiare qui, sono capitato molto bene ad aver prenotato un hotel in questa zona.
Prendo un dolcino da un negozio sulla via, una specie di tartelletta di pasta di riso semi-dolce e glutinosa spennellata con del miele e qualcosa di zuccheroso. Non è male ma dopo qualche morso incontro nuovamente la marmellata di fagioli di soia che non mi è proprio congeniale.
Ha effettivamente un che di dolce ma si intende deciso il sapore di fagiolo.
Non per questo ne avanzo, anzi la divoro.
Questo posto mi convince nonostante, come ogni località del mondo dotata di canali, sia detta la 'Venezia cinese'.
I negozi si rivelano anche interessanti, vedo parecchi prodotti anche spiritosi e moderni non solo le classiche cose che unicamente un turista come me acquisterebbe.
Dall'altro lato del corso d'acqua un intricato quartiere di casette abitate che credo nei prossimi giorni meriterà una visita.
Percorro tutta la via, che è parecchio lunga, e noto che in alcuni stand offrono dei ravioli (penso dolci) di pasta bianca su quale stato disegnato un sorriso o un animaletto. Attorno altri dolcetti di colori accesi che sembrano non dico buoni ma che almeno potrebbero valere un tentativo i prossimi giorni.
Finita la via perpendicolarmente ne incrocio un'altra, più banalmente turistica, che porta al 'giardino del'umile amministratore'. Che umile non si rivela affatto.
Suzhou è famosa soprattutto per il gran numero di giardini e dimore antiche che si presumono essere davvero speciali.
Entro e sono stupito di ritrovarmi in un parco così grande. L'umile evidentemente aveva bisogno di 5 ettari di casa e giardino per esercitarsi ad essere dimesso.
L'acqua predomina su tutto. Pagode e padiglioni sono placidamente adagiati a filo di laghetti circondati da collinette erette con grandi pietre contorte. L'effetto scenico è notevole.
Passeggio a lungo ripassando diverse volte in alcuni punti che hanno davvero un fascino che finora non avevo ancora incontrato.
Mi imbatto quasi casualmente in un area recintata, ma accessibile, che contine un'esposizione di centinaia di meravigliosi bonsai. Antiche e piccole meraviglie che creano, crescendo miracolosamente su pugni di terra e sassi, paesaggi da sogno.
Normalmente non sono attirato da questo genere di cose ma debbo scattare alcune foto perché ce ne sono di meravigliosi.
A non molta distanza c'è il museo della città, che è stato costruito da un architetto famoso.
La struttura è imponente e si estende su una grande area.
Dentro però mi rendo conto che questo famoso architetto ha costruito qualcosa a metà fra una chiesa è un ospedale. E che l'esposizione sono misere e relegate dove non possano invadere la struttura.
Ci sono alcuni pezzi interessanti come antiche terracotte, giada, calligrafia, dipinti ma nel complesso, anche leggendo tutti i cartellini, la visita dei due piani impiega meno di un ora. Tanto l'ingresso è gratuito.
Ci sono più cose nello shop che probabilmente in mostra.
Esco e a distanza vedo il tetto di un alta pagoda della quale avevo letto nella guida.
Ci metto una ventina di minuti ad arrivare per strade non esattamente battute da stranieri. Incontro espressioni esterrefatte quando la gente di qui nota che sotto il cappuccio non c'è un paio d'occhi cinesi.
La pagoda è all'interno di un tempio buddhista, nel cortile principale una grossa statua di un 'belly Buddha' sorridere ai visitatori.
Alle sue spalle l'alta e antica costruzione in legno rosso.
Supero la gente che prega offrendo incenso in bruciatore stracolmo di cenere e inizio la scalata. Qui non c'è ascensore.
Le scale sono ripide, strette ed estremamente buie. Ogni tanto rischio di sbattere la testa contro travi non pensate per uno alto un metro e ottanta.
Ad ogni piano, in totale sono 10, le terrazze esterne si riducono in larghezza e, specie verso l'alto, mi risulta un po' complesso appoggiarmi alla balaustra per fare foto. Il posto è antico e i pavimenti in alcuni punti mi sembrano un po' "morbidi", oltre a essere tutti inclinati verso l'esterno. Vertigine docet.
Ogni piano che salgo mi offre una visione più ampia della città che pare, e devo dire per la prima volta, realmente a misura d'uomo.
Dedali di piccole vie si snodano intricati fra uno sterminato numero di case basse ben tenute.
All'orizzonte vedo la nuova Suzhou dove forse farò un giro prossimi giorni. Sono lì in lontananza i grattacieli e i palazzoni.
Individuo una sagoma forse pensata da un architetto sotto LSD perché, sarà mia impressione, ma un grattacielo pare un gigantesco paio di jeans.
Scendo e faccio un giro per il resto del tempio che offre anche qui un parco con laghetto e altri padiglioni.
Mi dirigo verso una via che dovrebbe essere interessante ma invece cambio idea quando vedo una bella stradina piena di gente del posto che fa compere.
Il nome è un po infelice, si chiama Pishi Je.
Una memoria afiora inconsciamente mentre cammino, questa strafa mi ricorda Jesolo. È una larga,dritta, alberata. Ai lati negozi con la mercanzia esposta sul marciapiede e sugli espositori. Giochi per bambini, vestiti, edicole, frutta e verdura, insegne luminose, persone in bici, dei risciò.
Mi ricordo davvero la via di una città di mare durante la stagione turistica ma in un giorno di pioggia. Tutti sono lì pronti ma c'è poco da fare.
Scorgo un vicolo dove vendono piante che mi pare porti a qualcos'altro.
Finisco in un mercato stretto fra i palazzi dove si vendono piante e animali. Centinaia e centinaia di conigli,gatti, tartarughe, cani (anche in condizioni che mi fanno un po' incazzare), grilli, criceti,pesci, uccelli.
Accarezzo il dorso di un coniglio d'angora e tocco sulla testolina un criceto che mi guarda pacifico con i grossi occhi neri a palla. Mi attendevo un morso ma evidentemente non sono tutti come quello che avevamo.
Sono le 5 e decido di tornare verso la stanza anche perché non so bene dove sono.
Scopro d'aver fatto un sacco di strada, mi ci vorrà quasi un'ora per tornare.
Però è piacevole davvero la città, o almeno questa sua zona. È un bel posto dove perdersi, curiosare, passeggiare calmi.
Alla reception mi fermano e, facendomi delle scuse, mi dicono di essersi accorti di avermi assegnato una stanza standard mentre io avevo ordinato una superior (30 euro a notte).
Prelevo le mie cose e mi lascio guidare verso un'altra ala di questa antica dimora che è più grande di quanto avessi immaginato.
Simile ma un po' più curata, la nuova stanza è divisa in due locali. Il letto è uno solo emolto grande, ho un terrazzo con vista sul giardino sottostante e sui tetti di questo piccolo bello centro storico.
Accendo il riscaldamento e con grande sollievo mi accorgo che in questa stanza c'è una scheda preinserita che evita lo spegnimento quando non sono qui.
Rinvio però la doccia a domattina perché ce ne vuole per portare ad una temperatura decente questi due ambienti (circa 40 metri quadrati) partendo da 10 gradi.
C'è un cavo di rete e spero nell'nternet. Effettivamente andando reception mi danno un adattatore una password.
E io, più di così, non posso chiedere.