Translate

giovedì 13 febbraio 2014

In marcia anche oggi

Il sole filtra presto attraverso le tendine in pagliericcio che coprono le finestre.
Verso le sei  sono sveglio ma mi rigiro. Prima delle 8 ho deciso che proprio non mi voglio alzare.
Quando è ora scosto il piumone con un po' di timore ma la temperatura è buona, siamo a 21 gradi. Faccio la doccia rimandata, lavo i capelli e mi cambio completamente tutti vestiti. Non ha senso che faccia scorta di quelli puliti visto che dopodomani sarò già in aereo.
Seduto al tavolino all'ingresso faccio colazione con latte e biscotti guardando fuori i tetti neri delle case
Il programma di oggi prevede di visitare alcuni dei diversi giardini che costellano sul tuo Suzhou.
Fuori è un po' coperto anche se il sole a tratti si mostra, per sicurezza porto con me l'ombrello.
La prima tappa è il giardino del maestro delle reti, ma sulla strada devo individuare un' agenzia dove vendono biglietti del treno. Debbo ancora prendere quello per Shanghai.
Cammino per vie che ancora una volta mi ricordano il traffico calmo e l'atmosfera di piccole case e negozietti di una città balneare.
Gli stradoni qui sono separati dalle grandi zone abitative, servono piuttosto a circoscriverle e facilitarne l'accesso. Non è insomma il solito groviglio di grigie e tristi mega-strade che servono solo a trasportare rapidamente i lavoratori dall'azienda al letto.
Mi ci vuole una mezz'ora per arrivare e noto con piacere che finora non sono incappato nemmeno una delle solite grandi catene che sembrano invadere tutto il paese. McDonald, Daiey Queen, Costa, KFC, Pizza Hut, Bread Talk.
Certo, ci sono diversi bar e locali palesemente per stranieri e turisti ma è diverso, suona 'più autentico'.
Nel buio nel bugigattolo dove vendono biglietti una ragazza parla inglese e prenoto su di un treno superveloce per le 16 e 45 del giorno 15.
L'aereo è alle 23 e spero mi tengano i bagagli in hotel per un po' anche dopo il check out, che è alle 12 al massimo, senza fare storie. Poi dovrò aspettare parecchio comunque in aeroporto ma sono talmente carico che, per quanto mi attiri, l'ultimo giro a Shanghai non sarà fattibile.
Intro incuriosito in uno dei pochi negozi di dischi e DVD che abbia incontrato in Cina. Purtroppo vengono solo film occidentali e poca musica cinese che dalle copertine direi essere tutta melodica o commerciale
Il Giardino del maestro delle reti è nascosto e incassato fra vicoli.
Potrei descriverlo senza problemi ma mi troverei a ripetermi per l'ennesima volta. Laghetti, padiglioni, un tempio, boschetti di bambù, alberi antichi e scavati dal tempo.
Eppure ogni volta che entro in una di queste residenze è un'esperienza sempre speciale. Hanno un che di unico bello che le distinguono che complesso cercare di spiegare a parole. È come cercare di descrivere le donne che ti son piaciute, non si può trasmettere un sentimento descrivendo l'estetica.
I giardini sono quieti e pacifici fino a quando non arriva una che comitiva di turisti americani che si urla sonori 'Helloooo!' da un punto all'altro del parco.
All'uscita c'è uno shop che si chiama 'Capitano' dove vendono seta, quadri, teiere e tante altre piccole e belle cose (molto care).
Fanno anche caffè che bevo seduto su di un'antica sedia mentre mi godo la vista dei bei quadri a grossi caratteri neri cinesi che mi circondano.
Il sito successivo che intendo visitare si trova ad un'altra mezz'ora di cammino. Il Tempio di Confucio e l'antistante padiglione Canglang.
Il tempio purtroppo è accessibile solo in piccola parte perché in fase di restauro. Nei cortili delle esposizioni di steli inn pietra che ripercorrono la storia dei traffici commerciali della città.
La mia attenzione però è rivolta ad altro perché mentre entravo 4 tizi in motorino mi sono avvicinati dicendomi 'money' e poi qualcos'altro che non ho capito.
Mi è sembrato che avessero iniziato a seguirmi.
In realtà li vedo poi fuori, avevano posteggiato gli scooter e individuato un turista per la mercanzia che stanno iniziando ad esporre e che chiaramente non mi attira.
Il padiglione invece è di fatto un altro giardino che si rivela simile ad altri ma sempre un' esperienza che vale la pena fare. Un paio di signore cinesi mi chiedono di fare loro una foto fra i pruni in  fiore ma non paiono molto soddisfatte risultato.
Già che ci sono mi allungo verso una tappa della quale non sono molto sicuro e che avevo ritenuto troppo distante.
In linea retta dall'hotel sono circa 7 chilometri ma io ho già fatto un bel giro e sono un paio di chilometri più vicino.
Percorro un maledetto lunghissimo stradone dove si vendono solo abiti da sposa.
Dovrei entrare in una villa costruita su una collina artificiale da qualche riccone della zona ma quando arrivo si rivela essere chiusa forse da un po'.
Mi ritrovo quindi a pescare dal mazzo delle alternative. Su TripAdvisor avevo letto di un altro posto chedovrebbe meritare, come sempre mi sento in colpa se mi fermo troppo lungo.
In quasi un'ora di cammino arrivo in una zona di alti palazzi e centri commerciali. La mia prima impressione viene smentita, trovo McDonald.
Intravedo però una via-mercato dove un sacco di gente a spasso mangiucchia curiosando fra i banchi.
Prendo un pane tondo che so essere tipico delle zone musulmane del paes. Poi però vengo attratto da un posto similar a bread talk dove compro un pezzo di pane nero (non tedesco, nero di colore) con sopra del tonno secco e anche una pagnotta con paprika e pancetta. È un acquisto saggio perché il resto del giro mi farà faticare parecchio.
Alla fine di questa via un portale conduce in un'area simile a quella dov'é l'hotel che scorre che e si dipana fra piccoli canali e casette antiche.
Decine di negozi simili a quelli trovati un po' dappertutto nei posti turistici attirano una moltitudine di persone. Prendo un cocco da bere.
Proeguendo, passato un ponticello, la via cambia aspetto e diventa cittadina e popolare. Il mercato turistico fa spazio a un mercato vero e proprio dove si vendono verdura, frutta, carne, pesce, vestiti.
Anche qui molti ambulanti che vendono zampe di gallina per le quali questo inverno c'è una gran richiesta a quanto pare. Non capisco bene se siano bollite o fritte ma vengono servite in una ciotola da sgranocchiare così.
Pescivendoli hanno vasche piccole e basse con grandi pesci agonizzanti pronti per essere ammazzati alla prima richiesta di un cliente. Lo stesso dicasi per le galline tenute in gabbia vicino ai banchi dei macellai.
Più vado avanti e più mi ritrovo nella vita di ogni giorno di chi vive qui, i negozi sono radie vendono cose essenziali. Bambini si inseguono lungo la strada, anziani seduti sulle soglie si parlano e si voltano quando passo.
Sto cercando di passare dall'altra parte del canale per poi tornare indietro e visitare un altro giardino.
Ma non ci sono punti o passaggi sull'acqua e mi trovo a camminare a lungo e di buon passo fino a quando sotto ad un viadotto autostradale trovo una scalinata che conduce allo stradone e poi dall'altra parte.
Sono arrivato alla fine del lungo fiume che, stando a quanto diceva il cartello all'ingresso di questa zona, è di sette miglia.
Passo quindi dall'altra parte della riva e anziché seguirla mi intrufolo nel quartiere dove non credo un turista abbia mai messo piede se non perdendosi.
Tutta la zona è esclusivamente pedonale anche se bici, motorini e altri mezzi a due o tre ruote se ne infischiano.
Per quanto stanco mi godo questa impressione di n una realtà non mistificata per lo straniero.
I piedi cominciano a urlare vendetta e inizio a pensare che forse dovrei cercare una fermata della metropolitana. Ma, del tutto inaspettatamente, mi ritrovo al Lingering Garden.
So essere un posto molto bello, prendo il biglietto ed entro.
È una casa costruita in stile tradizionale con stanze sparse fra decine di piccoli e grandi giardini collegati da rocce di grande effetto scenografico e corridoi aperti dai tetti neri.
Anche qui trovo una parte dedicata interamente ai bonsai, solo più grande di quella vista ieri, e ne ammiro alcuni di stupendi.
Lo visito tutto e faccio molte foto perché il posto davvero merita. Stagni con carpe rosse, padiglioni costruiti su collinette artificiali in sasso, sentieri fra tunnel di bambù e pruni in Fiore.
Mi dirigo alla metro che, per grazia di Dio, è vicina e scendo una fermata prima di quella del mio hotel.
Voglio individuare il tempio taoista, che è una delle poche attrazioni della città che ancora mi mancano, per poterci arrivare domani senza perdermi.
A ripensarci dovunque sia stato finora, per quanto velocemente, sono riuscito a vedere tutto quel che mi ero programmato, escludendo solo piccole cose.
Questa area, per quanto molto vicina a dove dormo io, mi era del tutto sfuggita.
È una gigantesca zona di mega negozi dove mi accorgo che qui ai cinesi della seta non importa niente. Principalmente ci sono grandi magazzini di vestiti, scarpe, trucchi. Tutti occidentali.
Torno in hotel e provo a fare un calcolo di quanto ho percorso oggi ma non ci riesco. In compenso i miei piedi lo sanno benissimo.
Mi stendo sul letto, la stanza è calda. Aspetto un po' poi andrò a fare una doccia, e cercare una cena.

2 commenti:

  1. Ma sai che quest'uktim città è proprio bella!!!! Si si bravo markleton!!

    RispondiElimina
  2. --- si, "carina & cinese" ... però .... mah!?! ... pare proprio che il turismo cialtrone impazzi ... come qui ...
    Ieri sera un'amica (da carletto) mi ha chiesto se le compri "un'unghia di giada ..." .. perché "fa bene al fegato" ... e carlo ti ricorda del "disco cinese" ...
    PS: ti è sufficiente lo zainone di due metri che ti ho inviato ...?? eh ... eh ...

    RispondiElimina