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martedì 28 gennaio 2014

Una delusione e poi Blade Runner (a Xi'An)

Arrivo in aeroporto. Grandissimo e un sacco di cammino.
Come letto in molte guide non prendo uno dei taxi fermi. Mi metto in coda con altri, credo, del posto all'interno di un'area transennata dove un inserviente fa avvicinare dei taxi in coda e fa salire la gente.
C'è un po di discussione fra due tassisti riguardo chi mi debba portare. L'aeroporto è a 40 km dalla città. Xi'an è la città più grande dello Shanxi, la capitale direi. 8500000 abitanti.
C'è molta foschia in distanza, attraverso una specie di nebbia, si vedono solo palazzoni grigi e larghe strade.
Per 130 yuan mi portano all'hotel.
La strada è parecchia e ci vuole un po' per arrivare.
Passiamo anche oltre le mura della città vecchia e continuo solo a vedere larghi stradoni, palazzoni anonimi e niente che sia nemmeno vagamente affascinante o che possa valere la pena di una visita.
L'hotel è in una laterale di uno stradone al piano terra di un palazzone.
Alla reception masticano giusto due parole d'inglese.
Poco distante dall'ingresso un distributore vende spazzolini, dentifrici, assorbenti, preservativi, ciabatte e qualche snack.
Mi danno la tessera magnetica per la camera. Imboccando un lungo corridoio trovo la porta. La 103.
La struttura è molto grande e su più piani ma sembra quasi vuota.
L'impressione generale è di essere finito in una specie di motel per coppiette in cerca di qualche momento di intimità.
Apro la porta della camera e trovo una stanza di forse tre per tre occupata per buona parte da un letto e una piccola scrivania.
Al di là di un pannello di vetro c'è il bagno, probabilmente prefabbricato, in plastica. A Londra mi era capitato spesso di trovare bagni così.
Sapevo falle recensioni lette che le stanze sono piccole e che qui non danno asciugamani da doccia ma solo due asciugamani per il viso. E così. Tanto ho un asciugamano 'in pastiglia' che basta inumidire per farlo tornare di dimensione normale.
Una finestra minuscola da su di un vicolo buio.
Speravo di poter chiedere qui un auto o un consiglio per arrivare all'esercito di terracotta, un po' distante dalla città, ma direi che alla reception, oltre a parlare poco inglese, non hanno molta voglia di lavorare o comunque di essere disponibili.
Di per sé l'ambiente non è male e poi ho speso veramente poco. Per tre giorni circa 40 euro.
E la stanza è pulita. Probabilmente l'impressione un po' deludente è data dalla differenza notevole fra questo e le altre stanze dov'ero capitato finora.
Un po' disorientato, in quanto mi aspettavo (essendo all'interno delle mura della città) una zona dotata di un minimo di fascino, mi dirigo in cerca della cena. Sono le 7 e la mia esperienza cinese finora mi ha insegnato che se non mi muovo presto rischio di non trovare più posti aperti e dover rinunciare alla cena.
Esco e mi trovo appunto in una zona trafficatissima, a camminare a fianco di uno stradone a 8 corsie. Intorno palazzi commerciali e qualche anonimo negozio.
So che in città c'è una grossa comunità locale musulmana e che il loro quartiere dovrebbe essere uno dei più affascinanti.
A quanto vedo fin ora però temo di essere finito e di dover restare per tre giorni in un postaccio senza attrattive e senza neanche la voglia rimanere in quel buco di camera che ho.
Grazie al miglior acquisto che abbia mai fatto (lo smartphone) uso il GPS e punto sulla grande moschea che dovrebbe essere nel centro del quartiere islamico.
Cammino un po', circa mezz'ora, per coprire i 3 chilometri per arrivare lì.
Sono deluso profondamente dalla zona e forse anche un po' in ansia perché per strada vedo solo qualche barbone, degli ambulanti sinceramente sconsolati che vendono povere cose e poche persone che camminano in giro
Nessun posto dove mangiare, nessuna indicazione che possa essere utile ad un turista o che indichi un monumento o un luogo che possa per me essere interessante.
Qui guidano come pazzi, in confronto a Pechino i guidatori sono diligenti come gli svizzeri.
I semafori vengono ignorati (sia quelli perdonali che per le auto) ed è necessario attraversare quasi di corsa.
Le automobili tisfrecciano accanto forse agli 80 chilometri all'ora.
Passo vicino a grandi e costosi Hotel illuminati e addobbati di rosso per l'anno nuovo.
Cammino attraverso quella che dovrebbe essere Piazza del Popolo dove un uomo anziano,con una frusta in mano, fa girare una specie di grande trottola.
La piazza è circondata ai 4 lati da strade trafficate, interamente lastricata e con pochi piccoli alberi pesantemente ricoperti di lucine che cambiano colore.
Cammino piuttosto a lungo finché insospettamente, dall'angolo di una strada, noto, in fondo ad un vialone, una bellissima torre antica completamente illuminata.
Mi dirigo in quella direzione.
La Torre ahimè e sacrificata all'interno di una rotatatoria molto grande però, arrivatoci sotto e voltando lo sguardo alla mia destra noto un brulicare di persone. Strade con insegne, un mare di persone e banchetti.
Mi ritrovo improvvisamente in qualcosa a metà fra un bazar e il mercato sotterraneo di Blade Runner.
Sono improvvidamente in quell'immagine esotica da cartolina o da film americano del caos dei mercati asiatici.
Sono nel cuore delquartiere musulmano.
Vago a occhi spalancati in qualcosa che mai avevo visto e che mai avrei sperato di trovare qui, data la prima impressione che mi aveva dato la città.
A perdita d'occhio sulla strada principale e in tutte le laterali negozi e banchetti ad ogni passo.
Musica cinese arabeggiante viene sparata contemporaneamente da più posti creando un caos di suoni.
È pieno di gente e bisogna quasi farsi largo per procedere. Selve di risciò si muovono fra la gente suonando per passare.
Gli uomini portano copricapi bianchi tondi e le donne hanno quasi tutte il capo coperto dal velo.
Cibi che non ho mai visto prima vengono preparati di fronte a me u banchetti e stufe.
Vedo spiedini di ogni tipo, dolci che non sospettavo nemmeno la cucina cinese avesse, molti tipi di pane, dolci lievitati, frutta secca in quantità industriale. Coppie di uomini che, su di un piano tondo di legno, schiacciano in poltiglia sesamo o nocciole per farne croccante.
Per fare questa cosa tengono ognuno in mano un un grande martellone in legno con il quale, velocemente e senza scontrarsi, contemporaneamente pestano i semi.
L'atmosfera è genuinamente esotica e popolare. Pare finto tanto risponde allo stereotipo etnico.
Cerco un posto dove mangiare che sia possibilmente al coperto e permetta di sedersi. Non sono molti i ristoranti, qui tutti mangiano per strada.
Alla fine ne trovo uno che prepara piatti musulmani ed entro.
Imbarazzo solito fra me e le cameriere, dato che nessuno parla la lingua dell'altro, ma miracolosamente riescono a trovare un menu in inglese con 4 dei piatti che preparano.
Prendo una zuppa di cui avevo sentito parlare, un brodo di montone con mollica di pane. Ne prendo una porzione grande.
Mi danno due specie di tigelle e una scodella di brodo. E una caraffetta di succo di prugna con cannuccia. Niente alcool in questo quartiere.
Vedendomi un po' smarrito la cameriera prende le tigelle e le porta via. Non capisco il perché.
Dopo poco torna con una scodella grande in cui c'è il pane spezzettato in un grasso brodo giallo di montone. In mezzo anche qualche pezzo di carne di montone, dei funghi, del tofu e spaghetti di riso.
Io vedo gli altri mangiare questi pezzettini piccoli di pane bagnato nel brodo con le bacchette ma per me onestamente è impegnativo al limite del ridicolo.
Una signora, forse la proprietaria, colta da pietà mi porta un cucchiaio.
Assieme alla zuppa mi portano anche, ma non oso assaggiarlo, un piattino con l'equivalente di una testa d'aglio bollita in spicchi da mangiarsi così come accompagnamento.
Assaggio la ciotolina di brodo che avevano portato all'inizio e mi accorgo che anche questo contiene molto aglio e che inoltre i pezzettini di erbette verdi che galleggiano in superficie altro non sono che gambi di aglietto fresco bolliti.
Tutto molto buono e sostanzioso.
Spendo in totale 50 juan.
Per strada cedo alla tentazione e assaggio per la prima volta qualcosa da un banchetto.
Una specie di fetta di dolce su di uno stecchino per solo 3 yuan.
È freddo, credo sia fatto con farina gialla mista a farina di riso e ha una consistenza che ricorda un po' i nostri dolci di semolino. A entrambi i capi e in mezzo a della marmellata credo di dattero. Speravo meglio ma una soddisfazione me la sono tolta.
Tornando all'Hotel prendo l'acqua è un po' di latte per domani mattina.
L'Hotel ora pare un po' meglio. Sono decisamente soddisfatto per la bella esperienza.
Forse è proprio quello speravo di trovare in Asia, un meraviglioso mercato notturno come questo.
Se domani qui hotel non mi saranno utili a 1km e mezzo c'è la stazione e sulla guida ho letto che da lì partono i pulmini che portano all'esercito di terracotta.

4 commenti:

  1. ... forse ti stavi abituando un po' troppo ... ai lussi ... ma direi che non c'è da lamentarsi poi troppo ...

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  2. PS: credo che avrei assaggiato un po' di quegli spiedi di carne (rossi) e, forse, anche di quelli "arancione" ....

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  3. Trovato il modo di vedere i cocci??

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  4. Beh, che dire Marco... sei a Sud! E mi sa che a Sud le cose sono sempre un po' diverse, ma poi... grandi sorprese!

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